Psicopatologia del Freak.


Il mio collega Fantasma dei Natali Futuri, di recente denominato dalla sottoscritta anche Ziopapà per la sua facente funzione di padre putativo, ultimamente mi ha fatto notare i miei problemi spazio temporali, che, per forza di cose, si ripercuotono sull?ambiente circostante.
Nel senso che quelli che mi parlano, o mi chiedono qualcosa, o si aspettano qualcosa, non sanno se si stanno rivolgendo alla me del presente, del passato o del futuro.
Con conseguenze imprevedibili.
Le risposte che do, le frasi che dico, le cose che porto, tutto è random, suscettibile di interpretazione.

Purtroppo non posso farci niente, nel pentagramma del tempo le mie note sono tutte stonate, è una situazione del fuori controllo, il tempo per me è una variabile assoluta: si allunga, si accorcia, si trancia, salta di lato, rimbalza contro il muro, ieri oggi domani, che mese è che giorno è, che ora?
Progetti per il futuro? EH?

A volte sono bloccata nel passato, a fare che?
Non si sa, perché non ho ricordi precisi, per cui si suppone che io vaghi nel nulla della mia mente, ormai abitata solo dagli orologi molli di Dalì.

La perdita della memoria.
Questa è una situazione tipica, bloccata nel passato, a quando ero bambina, pur avendo pochissimi ricordi di cui usufruire.
Quindi sono una bambina nuova e vecchia nello stesso tempo.

A volte mi alzo la mattina, e metto un piede nel futuro.
Per tutto il giorno sono una vecchia, ma siccome per ora ho trentasei anni, sono una vecchia nuova, e nello stesso tempo una vecchia vecchia, in totale una rincoglionita.
Si, ma futurista.

Quando mi capita di essere nel presente, non è il flusso temporale a essere deviato ma lo spazio che occupo, credo sia questo che mi rende una mezza freak e che mi rende in grado di attirare gli altri della specie.
Per intenderci, l?altro giorno un cliente mi offerto una caramella lanciandomela!
Tra parentesi: (occhio che ho scoperto di essere altamente infettiva, perciò una volta usciti dal post fate una danza purificatrice).

Così, se racconto che ho seminato delle piantine nella teglia di alluminio che mi era avanzata nessuno si turba più di tanto, come non si sono turbati di fronte al cuore, nel senso di organo, che avevo fatto con il das e dipinto di viola, e ormai non rimangono più perplessi neanche se quando rispondo al telefono invece di dire pronto uso la prima parola che mi viene in mente.
Quando ho iniziato l?esperimento la prima parola che mi è scivolata sulla lingua è stata Don Zaucker. Adesso sono a Zeppelin.
Non hanno storto il naso neppure quando mi sono procurata una cartina dei mezzi pubblici e ho annunciato che avrei sostituito le fermate reali con quelle che faccio io nei sogni.
Io nei sogni viaggio moltissimo in metropolitana e scendo nei posti più strani, così, novella Chatwin, volevo cominciare a prenderne nota.
Dallo schienale delle sedie di casa mia pende una benda da pirata, mi serve per quando accolgo gli
ospiti.
E mentre in genere si ha paura di volare, o dell?acqua o degli spazi chiusi, io ho paura delle montagne russe.
Non che abbia intenzione di salirci mai più, ma lo stesso mi spaventano moltissimo.
L’idea che il carrello si stacchi dal binario mi toglie il fiato, e riassume tre delle mie paure fondamentali: il vuoto, la velocità, e lo sfracellarsi contro qualcosa.

Tutto questo, nel corso degli anni, mi ha portato a pormi una domanda, ci sono o ci faccio?
Ahimè, purtroppo ci sono, alle volte non mi ci capacito da sola!

E mi ha portato a due conclusioni: la prima è che devo avere diverse cose in comune con due gentili e attempate signore che sulla porta del loro negozio hanno attaccato il seguente cartello, senza il pregio, e il beneficio, di una virgola indispensabile:?Ci siamo suonate.?

La seconda è più drammatica: sto diventando come il bizzarro coinquilino di Hugh Grant in Notthing Hill.
Tra poco me ne andrò in giro in muta da sub.
E non so manco nuotare!

Riferimenti: freak happens

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