Non guardarmi, non ti sento! E anche se sento, in genere capisco male..


Per la maggior parte del tempo io mi sento come una funambola: cammino su un filo senza guardare di sotto per paura di cadere, ma sapendo che sono pur sempre a rischio.
Il fatto di essere svagata o distratta o smemorata o stordita, che dir si voglia, me lo porto dietro dall?infanzia, ero famosa per essere tra le nuvole, ed è, come ormai sanno i miei amici di blog, il fil rouge dei miei post.

Quello che magari, in genere, tendo a non evidenziare troppo è il dietro le quinte, cioè lo stato quasi perenne di sconcerto e insieme di meraviglia che mi prende quando penso alle cose che paiono andare dritte, come per esempio, al fatto che ho un lavoro.
Ho un lavoro da quasi quattordici anni, in un ambiente sui generis, a riprova che esiste un ordine cosmico, e in cui sono anche apprezzata, e tuttora, spesso, la mattina quando mi alzo mi chiedo: come ho fatto a non perdermelo?
Nel senso proprio di perdermelo in giro..
Quattordici anni sono tanti, per me.

E anche l? aver comprato casa e il fatto di viverci, come cavolo ho fatto?
Okay, forse il comprarla è stato il meno, mio padre ha praticamente gestito l?intera faccenda e in maniera eccellente, da che è in pensione non è solo al servizio del Pannolo, fa anche da consulente finanziario per la famiglia.
Però io ci abito da quasi un anno e non ho ancora combinato grossi danni, ne? fatto buchi nel muro o dato fuoco a qualcosa, ed è strano se si considera il poco feeling che ho con la cucina.
Anche se devo segnalare un?incresciosa faccenda di lampadine.. ci sono voluti nove mesi, cioè quasi una gravidanza, affinché mi rendessi conto che se la luce di vari paralumi e abat jour mi dava fastidio perché troppo forte, non era necessario schermarli con dei foulard bastava comprare lampadine di potenza più bassa.
Che ho comprato la settimana scorsa.
Soluzione così semplice e pratica che non so neanche come abbia fatto a venirmi in mente!

Un giorno sono dovuta andare alla banca presso la quale ho aperto il mutuo per versare dei soldi e ho dovuto sfoderare subito il più classico dei miei sorrisi alla ?salve, sono appena sbarcata da Marte e sono una nuova vostra correntista? all?uomo dietro lo sportello, il motivo è presto detto:? Buongiorno, devo versare dei soldi, ma non mi è riuscito in nessun modo di trovare il numero del mio conto corrente.?
La verità era che non mi è passato neanche per l?anticamera del cervello, che tra l?altro è occupata in ogni suo metro quadro, di cercarlo e non mi andava di confessarlo.
Il tipo mi guarda un po? perplesso poi sorride:?Nessun problema, facciamo una ricerca.?
Mentre lui ricerca io tiro fuori l?assegno e mi accorgo che non so assolutamente compilarlo, cioè so scrivere i numeri ma a chi devo intestarlo?
?Lo intesto alla banca?? chiedo e lui lancia un ?NNOOO!? come se, nel disinnescare una bomba stessi per staccare il filo sbagliato, si alza e si toglie gli occhiali:?Deve scrivere a mio favore. A MIO FAVORE.? Scandisce.
?Okay, grazie.?
Si risiede, mi da il resoconto dell?operazione, e, prima che ne vada, anche un consiglio:?Signorina, mi raccomando prima di compilare qualunque cosa, chieda sempre, noi siamo qui per questo.?
?Ci conti.? Rispondo.

Insomma, ci sono sempre troppe cose da tenere a mente, almeno per la mia, di mente e faccio molta molta fatica a tenere il passo, infatti sono ossessionata dalle scadenze.
E ogni volta che devo fare un?operazione di qualunque tipo mi ritrovo nei panni di Amleto, solo, immaginatemi con un cervello in mano, invece che con un teschio:?Come farò? Come farò in futuro? Dovrò trovarmi una balia o un maggiordomo, perché andando in là, quando si è svampiti, si peggiora, mica si migliora. Cosa sarà di me??
Cosa sarà di me?

Al danno grave si aggiunge pure la beffa: ieri sera guardavo questa nuova serie televisiva ?Numbers?, nella quale un geniale matematico aiuta l?Fbi a risolvere i casi impostando delle equazioni.
Durante una delle sequenze il matematico blocca un professore sulle scale dell?università e gli chiede consiglio, una volta ricevutolo sta per andarsene quando l?altro lo richiama e gli chiede, dubbioso:?Ehm, dimmi, quando mi hai fermato, stavo entrando o uscendo dall?università??
Questa scena mi ha fatto molto ridere ma, all?improvviso, mi ha fatto realizzare una cosa: e cioè che non deve essere facile aver a che fare con una persona stralunata e a tratti naif, e questo, naturalmente, ha fatto quadrare il cerchio, come si dice.

I miei genitori non se ne sono ancora fatti una ragione e così o mi trattano come una bambina o danno per scontato che io sappia tutto; mia sorella mi tollera a malapena; il mio capo, detta Capomamma, pensava che ? ci facessi? ma alla fine ha dovuto rassegnarsi, (per la precisione si è arresa il giorno in cui dovendo portare delle chiavi in uno degli altri negozi, le dissi di chiamare i destinatari affinché mi ricordassero effettivamente di consegnargliele, lei non lo fece, e io dopo aver fatto due chiacchiere con le altre colleghe me ne andai a casa con il mio bel mazzo di chiavi in borsa. Salvo poi ricevere una telefonata da Capomamma che mi sgridava tra l?isterico e l?esilarato. Adesso se devo fare da corriere, parte subito un giro di telefonate.).

E le mie amiche, beh quelle due o tre amiche più care che ho, m?immagino non sia un caso se sanno fare tutto e sono praticissime della vita pratica, è sempre questione di ordine cosmico.
E non è un caso neanche se sono dotate di santa pazienza.
Ne parlavo proprio oggi con la mia amica Vampy, testimone oculare di diversi miei strafalcioni, la quale dopo avermi dato retta, mi dice, stoica:?Beh, io ci sono abituata, anche se?in effetti a volte mi fai proprio scappar via di testa. Ma cerco di buttarla sul ridere.?
L?ultimo ?problema? che io e lei abbiamo avuto è stato riguardo ad un dissuasore mobile, erano mesi che mi chiedevo cosa fosse, ma solo perché non avevo mai visto il cilindro sbucare dal marciapiede.
Senza contare un pomeriggio in cui, mentre ero alla cassa con una ragazzina in temporanea trasferta da uno degli altri negozi, mi scappa quest?osservazione:?Deve essere un casino costruire un palazzo in assenza di gravità.?
Questa mi guarda di sottecchi, poi si allontana, poi ritorna, e con la faccia di una che stia parlando con una minorata mi dice:?Ti rendi conto che quello che hai detto non ha nessun senso??
Beh, non avrà senso per te, cocca!

Così, quando si rivolgono a me per qualche aiuto, sebbene sia lieto di darlo, sono sempre un po? emozionata, (anche perché quasi tutti i capitoli della mia vita in cui mi hanno chiesto aiuto o consiglio avrebbero potuto intitolarsi ?Non guardarmi, non ti sento? ma tant?è, esiste un dio per gli svaniti): la signora in questione si precipita in negozio con in mano una busta, sono le 18:30, e sebbene noi chiudiamo alle 19:00 nella mia testa sono in procinto di chiudere da almeno mezzora, la mezzora seguente me la farà passare la suddetta signora alle prese con la sua lettera, in allegria: ?Signorina, posso chiederle un po? di scotch? Mi serve per la busta.?
Le passo lo scotch, ma invece di chiuderla la busta la apre e ne estrae tre fogli scritti in stampatello non maiuscolo, gigante, su entrambi i lati:? Signorina, urgentissimo, si scrive con due esse o con tre??
La cliente di fianco a lei la guarda perplessa.
?Lei parta con due.? Le dico:?Per sicurezza, poi dipende da quanto è urgente. Comunque ne usi due.?
?Grazie, grazie, sa devo consegnarla alla posta, qui a fianco è una domanda di lavoro. Single va bene anche per donna, o devo scrivere singola?? la signora è piena di quesiti surreali, ma va bene, è il mio pane, solo che quasi certamente, non è quello delle poste:?Metta single, se scrive singola, sembra che stia parlando di una camera d?albergo.?
?E? vero, è vero.?
Ripiega il papiro, lo infila con la forza nella busta, poi prende ad avvolgerla nello scotch fino a che non è pronta per essere tumulata insieme a qualche faraone, secondo me stanno ancora cercando di aprirla, e infine mi tende la mano:?Lei deve essere dei pesci.?
?Ariete?
La sciura non si scompone:?Ariete e pesci sono i segni più generosi. Grazie e tanta fortuna.?
Grazie a lei, mi servirà.

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Storia di Sugar Ray Pannolo


Mentre sono sul bus squilla il cellulare:?Scendi alla prossima. Ti aspetto all?angolo del marciapiede.? Mi ordina mia sorella Sadako.
Obbediente, scendo una fermata prima rispetto alla mia solita, e trovo Sadako e Sir pannolino un po? abbacchiati che mi aspettano.
?Devi consolare il Pannolo.? m?informa lei:?E? rimasto coinvolto in una baruffa, e ha perso un baffo.?
Mi chino verso Sir Pannolino, che mi guarda con aria circospetta, un occhio semichiuso, una macchiolina di sangue sul muso, la bocca lievemente storta, come se tenesse un sigaro in un angolo; so cosa significa quell?espressione, e conosco quella pollastra di mia sorella e le sue circonlocuzioni, acrobatiche, attorno alla verità: non è stato perciò difficile leggere tra le righe ciò che era accaduto realmente.
In sostanza, ecco la versione originale di:?E? rimasto coinvolto in una baruffa, e ha perso un baffo.?
TA DAA!
?Stavo girando con il Pannolo senza guinzaglio, il quale alla prima occasione, ha scatenato una rissa con un cane grosso tre volte lui, che non si è posto il problema di trascinare nella mischia la padrona. Mentre litigavo con la signora, che, devo ammettere, aveva pure ragione ho dovuto estrarre il Pannolo da sotto l?altro cane strattonandolo per la coda, e durante la colluttazione ha perso un baffo.?

Per carità, niente di nuovo sotto il sole.
Sir Pannolino è un meticcio per metà volpino, ha tredici anni, il diabete e non è mai stato così informa, il che ha fatto rinvigorire il suo istinto rissaiolo.

Ciascuno di noi, tranne forse mia nonna, ha dovuto prima o poi estrarlo da sotto qualche cane, o andare a recuperarlo nel luogo dove era stato lanciato dal suddetto cane.
Abbiamo conosciuto una coppia al parco, titolari di uno dei matrimoni più felici della storia e di un pastore tedesco zoppo, di cui siamo diventate amiche in maniera drammatica, proprio grazie alle intemperanze del Pannolo.

Il cane lupo, che chiamerò Claudius se ne stava lì bello placido a rimirarsi la sua zampa sciancata, finchè il Pannolo non ha deciso che gli stava sulle palle e, senza alcun preavviso, gli si è avventato contro.
Lo scontro è durato qualche minuto, e vani sono stati i nostri tentativi d?intervento, in cui il Pannolo è stato lanciato lontano un paio di volte, con il ricavo di tre piercing nell?orecchio destro, e a Claudius si è disarticolata la spalla .
Ora noialtri siamo amici, ma se ci incrociamo con i cani, per ragioni di sicurezza, dobbiamo parlarci da un marciapiede all?altro.

Un pomeriggio ho letteralmente dovuto disincastrare Sir Pannolino da sotto un boxer, non la mutanda, magari!!, dandogli un paio di bastonate sul culo giusto per attrarre la sua attenzione su di me e avere l?occasione di distrarlo dai suoi propositi suicidi;
e un?altra volta, in un parco in cui c?eravamo solo noi due, ha avvistato a cento metri di distanza quello che sembrava essere un rottweiler, e si è lanciato contro di lui, come una piccola furia cieca.
Beh, quel giorno mi deve aver assistito la buonanima di qualche quarterback, perché, per una volta nella vita, sono stata veloce come il lampo e ho bloccato quella sua piccola testa di rapa come se fosse stata la palla ovale e lui non ha potuto far altro che correre sul posto.

Insomma, a Sir Pannolino l?idea di un suo proprio Fight Club non dispiace affatto, ma mi sono sempre chiesta da dove gli venisse tutto questo nervosismo.
In fondo è praticamente il padrone di casa, mio padre da quando è andato in pensione è al suo servizio, e deve seguire passo passo la routine giornaliera per non deluderlo.
Alle quattordici riposino, e se papà non è puntuale il Pannolo si siede sulla soglia della porta e comincia ad abbaiare, sollecitando così l?interventi di maman:
?Vai, su, non vedi che ti sta aspettando?!?
?Pora stella.? aggiunge la nonna.
Così mio padre si alza bofonchiando:?Ma tu guarda se uno deve andare a dormire per far piacere al cane.?
Dopo cinque minuti ronfano entrambi.

Senza contare, che le tre punture quotidiane di insulina il sacro quadrupede le fa ESCLUSIVAMENTE a cavalcioni dello stomaco di mio padre, con maman che ci vede poco e tutte le volte prega di centrare l?obbiettivo giusto.

Perciò, da dove viene tutta questa aggressività, visto che non ha niente di cui lamentarsi?
Le idee mi si sono parzialmente, solo parzialmente sottolineo, chiarite un pomeriggio, prima che mi trasferissi nella freak caverna.
Rientro presto dal lavoro perché è il mio giorno libero. Fuori c?è una replica in tono minore del diluvio universale, e mentre mi scrollo nell?ingresso sento distintamente due voci provenire dal bagno.
?Non fare così, se fai così lo rompi!? il tono di mia sorella è tra lo spazientito e l?isterico.
?Insomma, glielo devo pur provare, forse non ho preso bene la misura delle spalle.? replica maman.
?Guarda che è troppo largo.? Continua mia sorella.
?Lo sistemiamo con la cintura.?
Al che mi avvicino a passi di bimbo e faccio capolino, mia madre e mia sorella stanno cercando di infilare il Pannolo in una specie di strofinaccio con una striscia penzolante, come mi vede mia sorella lo tira su:?Hai visto?? dice Sadako:?Gli abbiamo fatto un accappatoio.?
?Non ti sembra un po? un kimono?? mi chiede mia mamma speranzosa.
Il Pannolo che ha perso tutta la sua aria da Al Capone del Parchetto e mi guarda con un?espressione rassegnata.

Questo è l?incipit di un suo scritto risalente a quel periodo:?Era un pomeriggio buio e tempestoso?!?

Piesse: il bracchetto qui sotto è Porthos, il cane del capitano Archer.

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Psicopatologia del Freak.


Il mio collega Fantasma dei Natali Futuri, di recente denominato dalla sottoscritta anche Ziopapà per la sua facente funzione di padre putativo, ultimamente mi ha fatto notare i miei problemi spazio temporali, che, per forza di cose, si ripercuotono sull?ambiente circostante.
Nel senso che quelli che mi parlano, o mi chiedono qualcosa, o si aspettano qualcosa, non sanno se si stanno rivolgendo alla me del presente, del passato o del futuro.
Con conseguenze imprevedibili.
Le risposte che do, le frasi che dico, le cose che porto, tutto è random, suscettibile di interpretazione.

Purtroppo non posso farci niente, nel pentagramma del tempo le mie note sono tutte stonate, è una situazione del fuori controllo, il tempo per me è una variabile assoluta: si allunga, si accorcia, si trancia, salta di lato, rimbalza contro il muro, ieri oggi domani, che mese è che giorno è, che ora?
Progetti per il futuro? EH?

A volte sono bloccata nel passato, a fare che?
Non si sa, perché non ho ricordi precisi, per cui si suppone che io vaghi nel nulla della mia mente, ormai abitata solo dagli orologi molli di Dalì.

La perdita della memoria.
Questa è una situazione tipica, bloccata nel passato, a quando ero bambina, pur avendo pochissimi ricordi di cui usufruire.
Quindi sono una bambina nuova e vecchia nello stesso tempo.

A volte mi alzo la mattina, e metto un piede nel futuro.
Per tutto il giorno sono una vecchia, ma siccome per ora ho trentasei anni, sono una vecchia nuova, e nello stesso tempo una vecchia vecchia, in totale una rincoglionita.
Si, ma futurista.

Quando mi capita di essere nel presente, non è il flusso temporale a essere deviato ma lo spazio che occupo, credo sia questo che mi rende una mezza freak e che mi rende in grado di attirare gli altri della specie.
Per intenderci, l?altro giorno un cliente mi offerto una caramella lanciandomela!
Tra parentesi: (occhio che ho scoperto di essere altamente infettiva, perciò una volta usciti dal post fate una danza purificatrice).

Così, se racconto che ho seminato delle piantine nella teglia di alluminio che mi era avanzata nessuno si turba più di tanto, come non si sono turbati di fronte al cuore, nel senso di organo, che avevo fatto con il das e dipinto di viola, e ormai non rimangono più perplessi neanche se quando rispondo al telefono invece di dire pronto uso la prima parola che mi viene in mente.
Quando ho iniziato l?esperimento la prima parola che mi è scivolata sulla lingua è stata Don Zaucker. Adesso sono a Zeppelin.
Non hanno storto il naso neppure quando mi sono procurata una cartina dei mezzi pubblici e ho annunciato che avrei sostituito le fermate reali con quelle che faccio io nei sogni.
Io nei sogni viaggio moltissimo in metropolitana e scendo nei posti più strani, così, novella Chatwin, volevo cominciare a prenderne nota.
Dallo schienale delle sedie di casa mia pende una benda da pirata, mi serve per quando accolgo gli
ospiti.
E mentre in genere si ha paura di volare, o dell?acqua o degli spazi chiusi, io ho paura delle montagne russe.
Non che abbia intenzione di salirci mai più, ma lo stesso mi spaventano moltissimo.
L’idea che il carrello si stacchi dal binario mi toglie il fiato, e riassume tre delle mie paure fondamentali: il vuoto, la velocità, e lo sfracellarsi contro qualcosa.

Tutto questo, nel corso degli anni, mi ha portato a pormi una domanda, ci sono o ci faccio?
Ahimè, purtroppo ci sono, alle volte non mi ci capacito da sola!

E mi ha portato a due conclusioni: la prima è che devo avere diverse cose in comune con due gentili e attempate signore che sulla porta del loro negozio hanno attaccato il seguente cartello, senza il pregio, e il beneficio, di una virgola indispensabile:?Ci siamo suonate.?

La seconda è più drammatica: sto diventando come il bizzarro coinquilino di Hugh Grant in Notthing Hill.
Tra poco me ne andrò in giro in muta da sub.
E non so manco nuotare!

Riferimenti: freak happens

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Spiritosi spiriti.. o capitano, mio capitano, aiutoo!


Mi chiedo se esista un ufficio reclami per gli spiriti burloni che ci vengono assegnati alla nascita.
Il mio è sempre stato molesto, ma faceva semplicemente il suo lavoro, da qualche tempo però il suo senso dell?umorismo è degenerato.

Ho cominciato ad accorgermene qualche mese fa, quando, mentre stavo per salire in ascensore, vengo fermata dal vicino del primo piano.
Voleva presentarsi, e mentre ci presentiamo noto con un po? di disappunto che il vicino in questione è una copia sbiadita del Procacciatore di Guai, gli assomiglia in diverse cose, tra le quali il non trascurabile fatto che pure lui deve essere già impegnato, neanche il Procacciatore di Guai fosse stato ricalcato sulla carta carbone.
Assolti i doveri di vicinato, sto per defilarmi in ascensore quando fa capolino dalla porta e mi dice:?Ah, complimenti alla mamma e a tutto lo staff tecnico.? E mi strizza l?occhio.

Era ovvio che gli piacessi, rifletto, per i personaggi come lui devo avere come una specie di bersaglio tatuato sulla fronte.
Ad ogni modo per qualche tempo neanche ci incrociamo, i nostri orari sono del tutto diversi, finchè un bel giorno non mi blocca di nuovo davanti all?ascensore.
?Ah, senti, già che finalmente ti becco, volevo dirti se qualche venerdì sera vuoi andare a ballare io sono qui.?
Sorrido e dico:?Grazie, ma io detesto le discoteche, odio la musica troppo alta.?
E qui lui sfodera quella che pensa essere la sua arma segreta:?Ma non in discoteca, intendevo il salsa e merengue.?
Sento la mano che mi stringe intorno al pomello della porta dell?ascensore in uno spasmo involontario, se c?è una cosa che odio sono i balli latino americani, lui vedendomi titubante termina il suo affondo e aggiunge:?Io lo insegno.?
?Davvero?? Dico con tono sardonico, ma lui non se ne accorge.

Il Procacciatore di Guai suonava la musica latino americana, e questo la balla?!!?
Ehi, spirito dei miei stivali, dacci un taglio!

Gli dico che tengo presente la sua offerta e me la batto.
La sera del venticinque aprile, mentre mi accingo alla visione di un film che la mia amica Vampy mi ha prestato più o meno un anno fa, sono nota per essere fulminea in tutto quello che faccio, mi suona il citofono: è Mr Salsa, naturalmente:?Butter, mon amour, vuoi venire a prendere un gelato??
?Grazie, sei gentile, ma ho la febbre.? Rispondo, usando la medesima scusa che ho rifilato ai Testimoni di Geova quella stessa mattina, i quali mi hanno lasciato nella posta anche un bel numero de ?La torre di Guardia? intitolato ?La crudeltà finirà mai?? e che penso di girare al mio spiritello.
(Ho scoperto poi che sono stata l?unica destinataria di tale omaggio!! Anche per i Testimoni ho un bersaglio tatuato, ma sulla schiena. Tempo fa uno di loro attraversò la strada e mi rincorse, sigh, solo per consegnarmi un volantino con la scritta ?Il mondo si salverà?? e altre due ho dovuto abbatterle a colpi di citazioni bibliche, per lo più prelevate dai Peanuts, dal film ?I dieci Comandamenti? e dal primo ?Ghostbusters?, e beh, oltre che da una lettura superficiale della Bibbia.)
Ad ogni modo, lui pare accusare il colpo:?Vabbè, sarà per un’altra volta.?
?Ciao.? Gli dico, e addio!

Ieri sera alle ventitré e quarantacinque, di nuovo il citofono:?Ciao, volevo sapere come stai, bla bla bla, non ci vediamo mai, bla bla bla..?
?Sto bene grazie, bla bla bla, sono in compagnia, sai la sera sono spesso in compagnia.? Butto lì, come con il giovane Soldato Ryan, se pensa che sono occupata magari molla..
Certo che per essere una single sono super fidanzata!!
Ma poi, accidenti, anche se vedi le luci da fuori, chi cavolo citofona a un?estranea alle ventitré e quarantacinque?
?Un insegnante di salsa e merengue.? Mi risponde mia sorella:?Forse pensava che l?avresti invitato su. Ah, ti ricordi il suo nome?, nel caso dovessi comparire a Studio Aperto.?

Per di più il mio spiritello è molto accurato nell?ordire i suoi piani, come mi faceva notare Luvi, sia il Procacciatore di Guai che Mr Salsa sono logisticamente perfetti, uno mi lavorava di fronte, l?altro mi abita di sotto.

Si vede che il mio spiritello, e anche il mio karma, non amano le cose facili.
Forse se quest?anno sbarcano gli alieni avrò qualche possibilità per una relazione felice, chissà che gente proveniente da un altro pianeta sia abbastanza fuori portata, per loro.

Nell?attesa che questo flusso negativo si dissolva mi rifugerò in un paio di braccia virtuali, come fanno le mie coetanee e non, ma a differenza delle loro la mia di scelta non ricadrà sul dr House,o sul suo collega dr Sheperd di Gray?s Anatomy o sul Sawyer di Lost.
No, dopo una lunga ponderazione, beh non tanto lunga per la verità, la mia scelta è caduta sul capitano Archer, della nuova serie di Star Trek.
Non solo è un capitano, e così io posso declamare gli immortali versi ?O capitano, mio capitano?, ma è anche un tipo affascinante, e forte e onesto, che ama il suo cane tanto da portarselo nello spazio,inoltre non ha un pessimo carattere, non è sposato e non è un truffatore, ma soprattutto sono assolutamente certa che tra un primo contatto con una nuova specie, una missione diplomatica con qualche razza aliena, e un mandato per salvare la terra dalla distruzione, (eh si, è anche un eroe), nel suo tempo libero non si metterebbe di sicuro a suonare il tamburo bongo o a ballare la salsa.
E per me tanto basta!
Per il resto, d?ora in poi dovrò far le scale.

Riferimenti: Salvate il soldato Ryan

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Mio padre…soggetto itinerante non identificato, per fortuna!


Mio padre, che nella vita di tutti i giorni rimbalza dai giallastri panni di Homer Simpson a quelli più scomodi di Mr Hide, in almeno due occasioni scivola in una nuova identità: infatti non appena sale in macchina o esce con il cane muta in un originale e bizzarro incrocio tra Dick Dustardlee,( ah, i bei tempi del Wacky Races..) e il Professor Fate, il maldestro, addamsiano, e spesso funestato dagli eventi, pilota interpretato da Jack Lemmon nel film ?La corsa più pazza del mondo? o almeno mi pare s?intitolasse così.

Mio padre non ha nessun feeling con le automobili, guida come un cocchiere amish a cui hanno trasfuso del sangue di Schumacher fatto di Lsd, e nel suo stato allucinogeno è perfettamente convinto di essere un ottimo pilota.

E l?unico motivo per cui, in genere, decido di rischiare la vita accettando un passaggio da lui è il mio amore per la puntualità o la mia incoercibile pigrizia.
Per questo motivo di tanto in tanto, il sabato mattina, mi trovo lanciata a folle velocità sulla strada, spesso nella corsia sbagliata, mentre lui, serafico tenta di allacciarsi la cintura di sicurezza, tenendo il volante solo con la pancia.
Sono sicura che i miei primi capelli bianchi sono stati causati dalla sua guida.

Mia sorella deve ancora metabolizzare una capatina con lui all?Ipercoop, durante la quale, uscendo dal parcheggio, hanno speronato un? innocente Ape Car facendola quasi ribaltare? ha ancora negli occhi le teste dei due malcapitati occupanti che cozzano una contro l?altra mentre mio padre scende a controllare il nostro paraurti.

A parte queste sue peripezie, se ne contano a centinaia, le automobili stesse in genere si premurano di fargli capire che non gradiscono la sua presenza.
Ci sono diversi modi in cui un?automobile riesce a farsi capire, eccone due:
- può espettorare la marmitta: una volta abbiamo fatto un lunghissimo, o forse è parso lunghissimo a me, tragitto trascinando una marmitta scatarrante, il casino era tale che non ci sentivamo da un sedile all?altro, senza contare il numero di persone che ci affiancava per comunicarci quello che risultava ovvio a chiunque possedesse un paio di orecchie;
- oppure può far andare in tilt il clacson: per una settimana intera abbiamo girato con il clacson che partiva quando gli pareva a lui, cioè nei momenti più inopportuni, mentre eravamo in una coda, davanti a un semaforo rosso, o davanti a un vigile che tentava invano di darci delle indicazioni invece di abbatterci con il blocco delle multe. Non mi sono mai vergognata tanto in vita mia, e per di più da allora in famiglia si è stabilito un record: nessuno è mai arrivato tanto vicino a prenderle da degli estranei ne? ha mai raccolto tante ingiurie quanto me e mio padre quella volta.
E si che non siamo una famiglia troppo tranquilla.

Anni fa, sulla via delle vacanze, io e mia sorella eravamo piccole, la macchina ha semplicemente preso fuoco.

Una sera, uscendo dalla metropolitana, sotto un nubifragio trovo il caro paparino parcheggiato con il finestrino del passeggero abbassato. Salgo senza fare troppe domande, (uno impara a non fare troppe domande se tiene alla propria salute mentale e non vuole cominciare a fare strani pensieri sulle eredità genetiche), e mi ritrovo a calpestare dei vetri:?Il finestrino è esploso mentre lo tiravo su.? Mi comunica divertito, e aggiunge:?E? meglio se sali dietro.? Vorrei chiedere in primo luogo perché l?aveva tirato giù, visto il diluvio, ma fedele alla mia regola mi astengo e obbedisco
Così salgo dietro, e scopro che non posso sedermi alle sue spalle, dove è più riparato, perché lì c?è la roba della lavanderia; così mi faccio tutto il viaggio verso casa sprofondata tra i vetri, il finestrino era esploso letteralmente, con la pioggia e il vento che mi sferzano la faccia, pronta a giurare in su una testo sacro qualunque che la nuvola dell?impiegato non solo esiste, ma che quella di mio padre risale ai tempi di Noè.

Ci sono un sacco di disavventure che il mio caro genitore ha vissuto anche con Mr Pannolino, che non è soltanto il figlio maschio che non ha mai avuto, ma da quando è diventato diabetico ha anche trasformato papà, che non ha mai fatto nemmeno un caffè, in un infermiere.
(Per i suddetti motivi, e per i servigi resi alla famiglia dopo una breve e informale cerimonia, il Pannolo è stato fatto baronetto e da semplice mister si è potenziato in Sir).

Insomma da quando mio padre è in pensione non solo Sir Pannolino ha salvato un matrimonio, e il sistema nervoso di maman, tenendo mio padre fuori di casa per mirabolanti passeggiate, cito solo quella in cui papà ha tentato di farlo bagnare in un torrentello ed è tornato a casa sconfitto e senza un sandalo, ma insieme sono anche riusciti a far finire l?intera famiglia sulla lista nera, vabbè diciamo nerastra, della polizia.

In breve alle undici di sera papà esce con il cane. All?una di notte è ancora missing in action e cominciamo a preoccuparci, mia madre e mia sorella scendono per fare una ronda dell?isolato e io sono incaricata di rimanere con la nonna.
Tornano a mani vuote e mia madre chiama la polizia.
Spiega la situazione e parte con le descrizioni, generica quella di mio padre, ?è un uomo alto e brizzolato? dettagliata quella del baronetto:?bianco, orecchie e occhio sinistro neri, coda e collo maestosi, senza due denti davanti, abbaia molto?, insomma manca solo l?altezza al garrese, e segue qualche istante in cui l?intelocutore, secondo me preda di un attacco d?incredula ilarità, specie a quell?ora, le chiede se nel caso, devono privilegiare la ricerca del cane o del marito.
Mia madre ci pensa e alla fine opta per la coppia e per una nuova ricerca.
Con mia sorella scende di nuovo, decisa a circumnavigare l?isolato stavolta in macchina.
Peccato che, una volta giunte sul luogo, la macchina sia sparita.
Stanno per telefonarmi per dirmi di richiamare la polizia e aggiungere il furto d?auto, quando vedono passare la nostra macchina, con mio padre che guida con la pancia mentre cerca di allacciarsi o slacciarsi la cintura, i motivi per cui non lo fa quando l?auto non è in movimento sono tuttora non pervenuti, con Sir Pannolino quasi completamente fuori dal finestrino, le zampe e la lingua penzoloni e un ?sorriso? da ubriaco.
Alla domanda ?dove sei stato??, risposta con amici suoi e di Sir Pannolino, tutti suoi vecchi amici del quartiere accaninati come lui, e a quella ?cosa cavolo ci facevi in macchina?? risposta: ho deciso di cambiare parcheggio.
Si, ma PERCHE??
Meglio non fare troppe domande.
Questioni di salute mentale.

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Dello scrivere…beh non esageriamo, dello scribacchiare, piuttosto.


Immagino che un desiderio comune a molti bloggher sia quello di scrivere in maniera professionale, saggi, romanzi, racconti quello che è, e di venire pubblicati.
Di sicuro è il mio sogno da sempre, in pratica da quando ho imparato a scrivere, alle elementari, sogno che però ora ha subito una specie di evoluzione, o involuzione, a seconda dei punti di vista.

La causa principale è che quando leggo i romanzi di autori che mi piacciono mi rendo conto di non essere all?altezza, ma le concause sono quelle più significative.
Ho scoperto di essere affascinata dalla serialità.
Così l?altro giorno, a pranzo con Luvi, ho capito che una cosa che mi piacerebbe davvero fare sarebbe inventarmi di sana pianta un serial televisivo.
Proprio così, uno stupido, assurdo, pidocchioso telefilm.

E? strano che me ne accorga solo ora, perché ci sono telefilm che fanno parte della mia vita..da una vita, appunto.
Per di più io li ho sempre guardati, come dire, come si guarda una radiografia, il tipo di storie, i personaggi etc etc, e ho sempre invidiato la fantasia dei vari creatori di serial, perciò di seguito ecco che vi beccate una lista dei miei telefilm e/o personaggi preferiti:

- Star Trek la Serie Classica: tuttora secondo me il miglior telefilm in circolazione, le puntate erano piccoli racconti e Kirk e Spock sono praticamente entrati nella storia, stracitati in moltissimi film e telefilm;

- Buffy The Vampire Slayer: l?input è semplicissimo, in ogni generazione nasce una Cacciatrice che ha la forza, fisica, di combattere i vampiri e le forze del male, da lì uno si può praticamente inventare qualunque cosa. Tra i personaggi migliori, Buffy a parte, il suo Osservatore, Giles, inglese compassato dal passato turbolento; Cordelia, la ragazza più popolare delle scuola e anche una vera stronza; Spike il vampiro prima nemico per la pelle poi amante; tra i nemici capitali, ce n?è uno per serie, il Sindaco Wilkins era strepitoso.

- Colombo: a parte l?idea geniale di rovesciare la stessa struttura del romanzo giallo, si sa da subito chi è il colpevole, il tenente è un personaggio straordinario;

- CSI Las Vegas: mi piace, ma senza Grissom perde più della meta del suo fascino. Grissom è un gran personaggio e anche un po? freak, (e questa tendenza a freakizzare i protagonisti è sempre più diffusa) e quando non c?è il telefilm ne risente;

- Dr. House: è fantastico perché è un ribaltone, quello che in altri telefilm in genere è l?antagonista qui è il protagonista. I personaggi di contorno secondo me non sono all?altezza, tranne forse la Cuddy.

- Star Trek Enterprise, tra le varie serie è forse l?unica, sempre a parer mio, che si avvicina allo spirito della classica,(dilemmi etici e morali sono all?ordine del giorno come anche nelle altre serie, ma qui l?alchimia tra i personaggi è più vicina a quella del cast della serie originale), personaggi che preferisco: il Capitano Archer, il dottor Phlox, medico alieno, e il primo ufficiale scientifico vulcaniano, come Spock, che però in questo caso è una donna, T?Pol tra l?altro personaggio riuscitissimo;

- Vita da Strega: anche qui idea semplice ma geniale, una strega con una famiglia ingombrante sposa un mortale rivelando la sua vera natura solo dopo il matrimonio.Le storie sono sempre vivaci e scanzonate.

- The Closer, è un poliziesco, il capo della squadra è una donna, anche lei un po? freak , e la squadra è composta da personaggi variegati, che si combinano bene.

- Ally Mac Beal: l?idea di uno studio di avvocati sui generis è bellissima, Ally forse è un po? troppo sopra le righe, ma John ?Biscottino? Cage, Richard Fish, e la ?cattiva? Ling sono tre personaggi che valgono da soli la visione, in fatti quando John e Ling se ne vanno la serie si spegne.

Ad ogni modo, da adesso mi impegno, e come faceva Dickens ai suoi tempi, tenterò di scrivere storie a puntate.
Cercherò di inventarmi i personaggi, il contesto, le trame.
Se non avrete più mie notizie probabilmente è perché, nello sforzo, mi si sarà screpolato il cranio!
Bye bye.

Ah, la foto qua sotto è del cast di “The Closer”.

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L’amore ha due facce? Bel guaio!


Qualche tempo fa ho accidentalmente fatto perdere l?innocenza a mia madre, almeno nei miei confronti; in casa il sesso non è mai stato un argomento tabù, ma vuoi forse per la presenza di mia nonna, vuoi perché comunque i miei sono di una generazione più pudica, non se ne è mai parlato in maniera troppo approfondita. Insomma, nessun mistero ma neanche nessuna ostentazione.

Ad ogni modo, chiacchierando di uomini, maman e io arriviamo ad un punto a cui non eravamo mai realmente giunte e cioè: come faccio io a capire se un uomo mi piace?
Lei stessa mi ha sempre raccontato che prima di sposarsi, quando incrociava mio padre, avvertiva un fortissimo formicolio alla base della nuca che in seguito si traduceva in pelle d?oca sulle braccia, in pratica era tutta un fremito, ed è stato solo per quello che, candidamente, alla sua domanda ho risposto:? Beh, mi chiedo se ci andrei a letto. Se la risposta è negativa difficilmente sarà qualcosa di più di un amico.?
Cioè mai dire mai, ma fino ad ora per me ha funzionato così.
La guardo e in pochi secondi vedo stamparsi sul suo viso una versione soft de?L?Urlo? di Munch, a momenti stramazza giù dal letto:?Ma cosa dici.? Inizia con voce strozzata:?Non c?è niente di più bello dell?amore platonico,(mah?!) è puro nobile? e via ad un lunghissima arringa sulla virtù dell?amore spirituale.
Io ascolto leggermente confusa: tutti i discorsi che mi ha sempre fatto sull?attrazione fisica, la pelle d?oca, i brividi, etc etc, mi sembrava pacifico non collegarli all?amore platonico, e poi che diamine, mia madre ha sempre avuto una cotta gigantesca per Marlon Brando, voglio dire Marlon Brando, che ai suoi tempi trasudava sesso, mica Cary Grant.
Da quando è diventata così romantica?

Intanto mi domando se, oltretutto, non le ho anche messo il dubbio di essere una specie di Salomè in incognito, quando in realtà gli uomini con cui sono stata a letto si contano sulle dita di una mano, anzi forse di mezza.
Per me l?attrazione fisica è fondamentale ma non mi accade molto spesso di provarla, non c?entra la bellezza esteriore, mentre maman è fissata con l?estetica la mia è proprio solo una questione di feeling epidermico
Comunque non sono andata a dirle della mezza mano di amanti solo perché sono certa che si sarebbe convinta del contrario, mia madre dice sempre ?Gallina che canta ha fatto l?uovo..? e insomma io conosco la mia pollastra.

Ad ogni modo non avevo più pensato alla suddetta conversazione fino ad oggi, a pranzo.
Ero seduta al tavolino di un bar con una specie di amico d?infanzia, nel senso che io ero un?amica della sua di infanzia, dato che ha quattordici anni meno di me e quando l?ho conosciuto, durante le vacanze estive, stava cantando ?Hanno ucciso l?uomo ragno? al karaoke del hotel alla tenera età di otto anni.
Adesso di anni ne ha ventitré, allena una squadra di basket di ragazzini è fissato con le poesie e deve dare la tesi di laurea.
Quando gli chiedo il tema della tesi mi risponde:?La donna gentile.?
Aggrotto le sopracciglia:?Cioè del tipo amor cortese? Poemi cavallereschi? AMORE PLATONICO?? la mia voce è un crescendo, inoltre comincio a sentirmi un po? una cavernicola e a pensare che devo fare un corso accelerato di educazione sentimentale.
Lui sospira con una certa soddisfazione:?Si.? Risponde, perso nei suoi pensieri, e mi viene in mente che la sua ragazza ha un certo non so che della donna angelicata.
Ad un certo punto si riscuote e mi chiede:?Allora, come va la tua vita sentimentale??
Gli angoli della bocca mi vanno in giù come nei cartoni animati.
?Dovresti parlarne con mia madre.? Rispondo.
E mi viene in mente una scena del film ?L?amore ha due facce?, quando Jeff Bridges entra nell?aula gremita di studenti dove Barbra Streisand sta tenendo una lezione sull?amor cortese, e se ne va prima di sentire la conclusione, che invece era essenziale compromettendo così la sua relazione con la Streisand per almeno tre quarti di film.
Ecco io sono Jeff Bridges, probabilmente quando sono state fornite le istruzioni necessarie per avere una vita sentimentale degna di questo nome o ero distratta, o non c?ero o sono andata via prima.

Tuttavia non credo nell?amor cortese perciò pubblico qua sotto la foto di un attore che mi è sempre piaciuto moltissimo? in senso non cavalleresco!

Ah, un ultima cosa, qualcuno ha un libretto di istruzioni in più? Lo userò per rianimare mia madre.

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Elephant men e Elephant women benvenuti al Freak Show!


L?altro giorno, il mio collega Fantasma dei Natali Futuri, che con lo srotolarsi degli anni va rassomigliando sempre di più all?Igor di Frankenstein Jr, viene da me e mi comunica, che tutte le volte che vede il santo padre alla tivù l?esasperazione lo spinge a cambiare canale si sintonizzarsi sul programma dei freaks.
Sorrido davanti a quell?associazione mentale e gli chiedo come l?ha scoperto, il freak-show, e lui mi risponde che gliene ne avevo parlato io.
Non so neanche perché mi sono stupita, nell?ordine, di averglielo detto e poi di averlo dimenticato.
Ad ogni modo ho riconosciuto subito il mio marchio di fabbrica.
Il freak-show, che altro non è che il varietà sul Guinness dei Primati, l?ho scoperto l?anno scorso e da allora io e mia sorella ne siamo intossicate.
E non solo, siamo proprio persuase che l?abbiano inventato apposta per noi.
Per chi coltiva il piccolo freak dentro di sé, Freud ha dimenticato di inserirlo tra Es, Ego e Superego, invece di tentare di soffocarlo, è lo spettacolo ideale.

La parola freak ha significati molteplici, ne cito alcuni: ghiribizzo, capriccio, bizzarria, stramberia, fenomeno (in a circus), eccentrico, fricchettone, singolare, curioso; (living curiosity) = essere ripugnante e/o scherzo della natura.
E? una parola perfetta, completa, persino onomatopeica, se uno si trova davanti qualcosa di strano può dire ?freeaak? come un altro davanti a una sacher può eslamare ?slurp?.
E? chiaro, avendo io allevato il mio lato freak da sempre, che per me è stato inevitabile innamorarmi di una parola con tali fantasmagoriche potenzialità.
Com?è altresì chiaro che tutto ciò che riguarda l?aspetto o l?essenza difforme, e uso la parola difforme invece della parola diverso proprio perché è simile alla parola deforme, delle persone o delle cose esercita su di me un fascino ipnotico.
Ho letto un libro sulle fiere che si tenevano una volta, quelle dei fenomeni da baraccone che poi si declinavano in: gemelli siamesi, donne barbute, persone affette da gigantismo o nanismo, pelli squamate da rettili, bambini sirena, gente con le malformazioni più disparate, e disperate.
Come John Merrick, il famoso Elephant Man, il più noto forse dei fenomeni da baraccone.
Il libro parlava anche di lui.
Per molte di quelle persone la fiera era l?unico modo di campare in una società che non le avrebbe accettate al suo interno, ma tutt?al più confinate in qualche specie di ospedale e poi dimenticate.
Comunque non ho letto quel libro con curiosità morbosa. Ho solo sfogliato ogni singola pagina confidando a me stessa:?Questa sono io, questo sono io, questi due sono io?.
Sono la donna barbuta.
Sono l?uomo con la pelle da lucertola.
Sono il ragazzo con il gemello siamese appollaiato sul collo.
Sono la bambina con le gambe attaccate tra loro simili a una coda di pesce.
Soprattutto sono convinta che ognuno di noi abbia nel profondo una piccola creatura freak che grignisce sconsolatamente perché da sempre tenta di essere ascoltata, invano.
Una creaturina che cerca di farci toccare le viscere della nostra persona, di convincerci a tapparci il naso e lasciarci sprofondare perché come succede per l?oceano, a volte gli abissi nascondono luoghi e esseri meravigliosi.
Con il mio nick name, butterfly+freak, tento sempre di tenere a mente che bisogna provare a volare, ma anche ad immergersi.
Per ora mi dibatto sull?asfalto, ma non si sa mai!
Intanto mi accontento di aver raggiunto la consapevolezza di essere una semi freak.
Non mi nasconderò più.
Non che ci sia mai riuscita granchè bene, comunque.

Infine per chiunque sia interessato a contattare il proprio lato freak torno a consigliare lo show del Guinness dei Primati,(in lombardia è su lasettegold) dove potrà ammirare gente che usa la pelle del collo per coprirsi la faccia,(giuro), che riesce a muovere le orecchie come fanno i cani, che fa giocoleria con le seghe elettriche, straccia elenchi telefonici, bacia in testa i cobra,(poveri cobra) e chi più ne ha più ne metta. L?idea più strampalata passata per la testa di qualcuno lì ha trovato la sua applicazione.
E i freaks, naturali e non , il proprio sdoganamento.
Venghino signori e signore, venghino!

?e a proposito qualcuno è interessato a un movimento liberazione freaks e semi-freaks?

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Cercasi MUSICA!


Eccomi qua.
Di ritorno dopo essermi presa qualche settimana per disintossicarmi dalla noiosaggine che si era impadronita di me, causa insulse disavventure sentimentali, e che faceva si che ammorbassi anche il mio prossimo, cosa che considero una specie di peccato capitale.
Insomma, stendiamo un pieto veloso.

Attimo di silenzio.

Poco fa alla radio ho sentito Mae West, nota attrice dei primi del secolo scorso, che cantava ?Light my fire? dei Doors, poi sono incappata nei Pet Shop Boys che cantavano ?Always on my mind? di Elvis, e mi sono resa conto di una cosa: e cioè che la mia testa è piena di parole, colori, versi di animali, animali, grida, frasi, immagini, mostri mitologici, creature fatate, reportage, panorami, monumenti, personaggi storici, faccende più o meno frivole, storie e via dicendo, e che in genere tutto, sempre nella mia testa, accade nello stesso momento.
Ragion per cui ho, molto più spesso di quanto possa desiderare, un?aria un po? frastornata.
Allora ecco che mi sono detta: mi manca una colonna sonora, forse una colonna sonora su cui concentrarmi rimetterebbe un po? d?ordine.
Il problema è che io ho zero orecchio musicale, e non saprei da che parte girarmi.
Okay, arrivo al dunque: non è che magari, in virtù del fatto che domani è il mio trentaseiesimo compleanno, sic!, e che ormai sono una vecchia zitella, sigh!, qualcuno, in preda a un raptus di ottusa generosità e condivisione,se la sente di regalarmi titoli di canzoni un po’ speciali?

Sarebbe proprio carino?

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Come Dorothy NON salvò lo Spaventasseri, e in questo modo salvò l’Uomo di Latta.


?E il mio cuore?? chiese il Boscaiolo di Latta.
?Be?, quanto a questo,? rispose Oz:?Secondo me tu fai male a desiderare un cuore. Il cuore rende infelice la maggioranza delle persone. Tu sei fortunato a essere senza, basterebbe che te ne rendessi conto.?
Da ?Il meraviglioso Mago di Oz?

Io non sono una persona romantica. Nessuna parte di me lo è. E ce ne sono diverse: la vecchia di centanni, la bambina di otto, un ragazzino dall?età imprecisata, un vecchio scontento e brontolone, Carrot, il mio occhio alieno, e Marla.
Una piccola idea romantica però, la stavo covando, praticamente a mia insaputa.
Nel fondo strafondo del mio cuore una parte di me non ancora identificata, ma giuro che la isolerò e la sbatterò al confino!, s?immaginava che prima o poi le cose con il Procacciatore di Guai si sarebbero raddrizzate e che avrebbe celebrato il fatto scrivendo un post dal titolo ?Come Dorothy salvò lo Spaventapasseri?.
Lungi da me attribuirmi qualsiasi capacità salvifica, nel titolo io sarei stata rappresentata dallo Spaventapasseri.
Mi si addice, soprattutto grazie alle considerazioni che sono andata facendo ultimamente.
Come lo Spaventapasseri, sono stata appesa ad un palo per quasi tutta la mia infanzia e per l?intera adolescenza, non mi sono accorta di niente ed è un periodo di cui ho pochissima memoria.
Non sono qui che mi strappo i capelli dalla testa per questo, e per fortuna nell?oceano di difetti in cui nuoto non ho la cattiva abitudine di rimuginare su cose che non posso cambiare, però resta il fatto che non so che cosa mi fosse successo.
Otto anni di analisi hanno letteralmente fatto di me una persona nuova, ma alcune domande sono rimaste in sospeso.
Dov?ero?
Anzi no, dove non ero e cosa non stavo facendo?
Dov?erano la mia mente e il mio cuore?
E perché?

E come se non bastasse, a rendere più difficile la convivenza con me stessa si aggiunge la consapevolezza della mia stupidità.
Io davvero non posso credere di essere ricascata in sentimenti che, in assoluta buona fede se non altro, credevo morti e sepolti.
Posso dare la colpa a Marla fino a diventare blu in faccia, ma in realtà è solo colpa mia, e non posso perdonarmi per questo.
Ci sono già passata, e so che ne uscirò, non ho il temperamento delle eroine dei romanzi di appendice di una volta, ma so anche che questa volta è diverso.
Allora mi ci ero buttata con tutto il cuore, ero un?imbecille anche allora ma l?impeto del sentimento stemperava l?imbecillità.
Adesso è differente, sono entrata con calma in un mare placido che poteva anche essere inquinato, ma non mi sono posta il problema.
E mi sono intossicata, e peggio ancora so che ne uscirò intaccata.
Danneggiata in un certo senso.
Ed è un guaio, perché con la mia incompetenza naturale nel vivere mi mancava solo di guastarmi, di nuovo.

Questo per me è un periodo difficile, e sto male e mi sento molto sola, ed è un sollievo poterlo confidare a qualcuno.
In quasi tre anni come bloggher è la prima volta che scrivo qualcosa nello stesso momento in cui mi scorre nelle vene, per questo ho deciso di pubblicarlo solo nel mio blog e non nella pagina comune.
Ci sono cose che non si vogliono mostrare a tutti.

?dunque se Dorothy non avesse salvato lo Spaventapasseri, l?Uomo di Latta non avrebbe avuto il cuore che tanto anelava.
E la sua incolumità sarebbe stata assicurata.
Invece, lo salvò.

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