Archive forGiugno 2007

Love stinks.. l’amore è un’esalazione tossica!


Insomma, è che la musica proprio non ci voleva.
Mi guardo intorno, ma gia so che la sento solo io.
Il fatto è che al bar ho quasi fatto un frontale con il Procacciatore di guai e Johnny non aspettava altro.
La musica è partita quasi immediatamente.
Una canzone sentita per sbaglio in un film è diventata la colonna sonora di tutti i momenti che vorrei evitare.
Esco dal bar e lo becco quasi subito, il vecchio Johnny, appoggiato alla vetrina dell?agenzia viaggi, chitarra in mano, che canta:

Love Is A Burning Thing
And It Makes A Fiery Ring
Bound By Wild Desire
I Fell Into A Ring Of Fire

Mi piazzo davanti a lui con le mani sui fianchi, e Johnny mi fa un cenno di saluto con il capo.
?Non fare lo gnorri.? Gli dico:?Non sei gentile, tu hai avuto un matrimonio fantastico, io attiro solo spostati con la mania del latino americano o feticisti dei piedi.?
Al che lui fa spallucce, con un sorriso che, se tanto mi da tanto, significa:?A ciascuno il suo.?
Mi volto per attraversare la strada, e mi trovo di nuovo faccia a faccia con Johnny, alle prese con il ritornello:

I Fell Into A Burning Ring Of Fire
I Went Down, Down, Down
And The Flames Went Higher
And It Burns, Burns, Burns
The Ring Of Fire
The Ring Of Fire

Se non fosse che quella parola ripetuta tre volte, burns burns burns, cioe burns al cubo, mi solca il muscolo cardiaco, e accidenti se brucia davvero, mi verrebbe in mente che la gente sta guardando una tizia un po? squinternata che si agita davanti alla vetrina dell?agenzia viaggi o da sola sul maciapiede, ma che volete, lo squinternometro mi si è rotto da mo??

Giro intorno a Johnny e attraverso la strada, ma lui imperterrito mi segue:
The Taste Of Love Is Sweet

When Hearts Like Ours Meet
I Fell For You Like A Child
Oh, But The Fire Went Wild

A quella frase mi fermo sullo spartitraffico, Johnny sempre accanto a me con la sua accidenti di chitarra, e penso:CRETINA CRETINA CRETINA, quella frase, I fell for you like a child, è così stupidamente vera, ci sono caduta, come una ragazzina.
Razza di CRETINA al cubo, che sono.
Mi verrebbe da piangere ma non ci riesco, Butter ha posto un veto su questa cosa, non è ammissibile piangerci sopra ancora.
Così ha bloccato tutto il sistema, e se adesso volessi farmi un pianto, anche solo per sfogarmi, non posso.
La cosa richiederebbe un?estenuante concentrazione o il ricorso a stratagemmi quali rivedere film, tipo ET, o leggere libri, Stand by me, per esempio, che di sicuro sortirebbero l?effetto.
Ma al momento mi interessa solo liberarmi di Johnny.
Così a rischio di farmi travolgere da una mandria di taxy finisco di attraversare la strada, e mi precipito verso il negozio, ma le porte sono sbarrate.
Mi accascio sul gradino mentre Johnny finisce la sua performance.

I Fell Into A Burning Ring Of Fire
I Went Down, Down, Down
And The Flames Went Higher
And It Burns, Burns, Burns
The Ring Of Fire
The Ring Of Fire

I Fell Into A Burning Ring Of Fire
I Went Down, Down, Down
And The Flames Went Higher
And It Burns, Burns, Burns
The Ring Of Fire
The Ring Of Fire
And It Burns, Burns, Burns
The Ring Of Fire
The Ring Of Fire
The Ring Of Fire
The Ring Of Fire

So che lo sento solo io, e so anche che sono ancora bloccata nel cerchio di fuoco, anche se Butter sta facendo davvero del suo meglio per uscirne, la vicinanza del soggetto in questione non aiuta, però, e il fuoco brucia.
Brucia al cubo.

E so anche che Ring of Fire è un pezzo cantato da Johnny Cash, composto da sua moglie, June Carter, è che è una canzone bellissima.
E che io l?ho sprecata, per un tizio che alla fine non è neanche un Procacciatore di Guai.
Ma soltanto uno qualunque di uno qualunque, come diceva Lauren Bacall in ?Come sposare un milionario.?
Purtroppo mi sa che oltre che per la musica, non ho orecchio neppure per gli uomini.

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Sognando away…


?Dormire significa avere da fare!?
Snoopy

Dunque, siccome non ne ho abbastanza di essere me stessa di giorno, con tutto quello che comporta, di notte faccio gli straordinari.
Non so se la mia vita onirica è un riflesso di quella reale, se vogliamo definirla così, o se invece è quella reale a essere un riflesso di quella onirica, fatto sta che di notte vengo sempre coinvolta in qualche strana vicenda.

Faccio i sogni più assurdi: a volte ambientati in negozio, dove, standomene in vetrina, vedo passare un gruppo di trogloditi, tutti biondi e vestiti con specie di scamiciati rossi, che camminano lenti sulla punta dei piedi callosi facendo ?OH OH OH? e intanto penso che potrei scriverci su un balletto, magari chiamandolo ?Trog Pride?.

Spessissimo sono ambientati in metropolitana, dove mi è capitato di scomodare persino il signor Spock di Star Trek per aiutarmi a leggere una piantina.

Durante un sogno mi hanno sparato e la mia anima è uscita dal corpo, e in un altro mi chiamavo Jenny Truder (!?!) e un bambino continuava a saltarmi intorno cantando ?C?è un po? di pollo in Jenny Truder? qualunque cosa significhi? beh, se significa che sono un pollo, temo sia vero.
Ma chi cavolo è Jenny Truder?

Sono stata attiva anche come cacciatrice di polgar (!!?), specie di nani maligni che uccidevo a suon di martellate.

La notte scorsa invece, mi trovavo nella casa di quando ero piccola, che era al settimo piano, e osservavo un tale che scalava il campanile della nostra chiesa, così comincio a gridare a tutti di guardare quel matto, il quale, dopo aver scalato Notre Dame, che, com?è noto, si trovava proprio lì di fronte (!!!) ci salta in casa e mi afferra per un braccio, comunicandomi che devo seguirlo perché dobbiamo stare un po’ insieme, e nel dirlo apre una mappa in tre dimensioni di uno zoo parco!

Ma il sogno che, ultimamente, mi ha lasciata più perplessa è avvenuto tre notti fa e, a mio avviso, ha qualcosa in comune con un altro che feci tempo addietro, nel quale dovevano ricoverarmi per sei mesi in una clinica psichiatrica ed io ero felicissima perchè la vedevo come una vacanza!
Dunque io e la mia amica Vampy ci troviamo in una casa funeraria, si chiamano così ora, un posto molto sereno ed accogliente, con tanto di lucine di Natale e un grosso andirivieni di persone, per la maggior parte allegre perché, com?è noto, non sempre ai funerali ci si strappa i capelli dalla testa.
Io e lei ci mettiamo a girare, tutte contente, finchè non incappiamo nei miei, anche loro in visita di piacere, al che decido che voglio dare un?occhiata al cimitero lì fuori e apro una porta, ma ecco che in luogo, è proprio il caso di dirlo, del cimitero c?è un bellissimo giardino e alberi e sentieri.
A questo punto mi giro verso i miei e dico:? Visto che meraviglia? Chissà se assumono. Ora vado a informarmi.?

La mattina seguente lo racconto a mio padre il quale penso mi ami perché sono sua figlia, ma mi detesti per tutta una serie di mie caratteristiche, come appunto i sogni strampalati e le mie svampitezze.
Solo che stavolta non si scompone, in genere il suo commento è:?Cazzo ma nemmeno un sogno normale puoi fare!?, forse, penso, è sotto l?effetto della morfina perciò non sente più il dolore, e mi dice:?Ti sei sognata una specie di paradiso:?
?Può darsi, ma io volevo farmi assumere.?
Lui alza le spalle, con un?aria tra il rassegnato e il narcotizzato, e non replica.

Ma poi, perché mai mi sembra strano?, se posso andare in vacanza al manicomio, posso pure lavorare in una casa funeraria allegra.
Senza contare che al risveglio, l?impressione del sogno era così vivida, che a stento non mi sono precipitata alle pompe funebri del quartiere!
Chissà che faccia avrebbero fatto..

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Non guardarmi, non ti sento! E anche se sento, in genere capisco male..


Per la maggior parte del tempo io mi sento come una funambola: cammino su un filo senza guardare di sotto per paura di cadere, ma sapendo che sono pur sempre a rischio.
Il fatto di essere svagata o distratta o smemorata o stordita, che dir si voglia, me lo porto dietro dall?infanzia, ero famosa per essere tra le nuvole, ed è, come ormai sanno i miei amici di blog, il fil rouge dei miei post.

Quello che magari, in genere, tendo a non evidenziare troppo è il dietro le quinte, cioè lo stato quasi perenne di sconcerto e insieme di meraviglia che mi prende quando penso alle cose che paiono andare dritte, come per esempio, al fatto che ho un lavoro.
Ho un lavoro da quasi quattordici anni, in un ambiente sui generis, a riprova che esiste un ordine cosmico, e in cui sono anche apprezzata, e tuttora, spesso, la mattina quando mi alzo mi chiedo: come ho fatto a non perdermelo?
Nel senso proprio di perdermelo in giro..
Quattordici anni sono tanti, per me.

E anche l? aver comprato casa e il fatto di viverci, come cavolo ho fatto?
Okay, forse il comprarla è stato il meno, mio padre ha praticamente gestito l?intera faccenda e in maniera eccellente, da che è in pensione non è solo al servizio del Pannolo, fa anche da consulente finanziario per la famiglia.
Però io ci abito da quasi un anno e non ho ancora combinato grossi danni, ne? fatto buchi nel muro o dato fuoco a qualcosa, ed è strano se si considera il poco feeling che ho con la cucina.
Anche se devo segnalare un?incresciosa faccenda di lampadine.. ci sono voluti nove mesi, cioè quasi una gravidanza, affinché mi rendessi conto che se la luce di vari paralumi e abat jour mi dava fastidio perché troppo forte, non era necessario schermarli con dei foulard bastava comprare lampadine di potenza più bassa.
Che ho comprato la settimana scorsa.
Soluzione così semplice e pratica che non so neanche come abbia fatto a venirmi in mente!

Un giorno sono dovuta andare alla banca presso la quale ho aperto il mutuo per versare dei soldi e ho dovuto sfoderare subito il più classico dei miei sorrisi alla ?salve, sono appena sbarcata da Marte e sono una nuova vostra correntista? all?uomo dietro lo sportello, il motivo è presto detto:? Buongiorno, devo versare dei soldi, ma non mi è riuscito in nessun modo di trovare il numero del mio conto corrente.?
La verità era che non mi è passato neanche per l?anticamera del cervello, che tra l?altro è occupata in ogni suo metro quadro, di cercarlo e non mi andava di confessarlo.
Il tipo mi guarda un po? perplesso poi sorride:?Nessun problema, facciamo una ricerca.?
Mentre lui ricerca io tiro fuori l?assegno e mi accorgo che non so assolutamente compilarlo, cioè so scrivere i numeri ma a chi devo intestarlo?
?Lo intesto alla banca?? chiedo e lui lancia un ?NNOOO!? come se, nel disinnescare una bomba stessi per staccare il filo sbagliato, si alza e si toglie gli occhiali:?Deve scrivere a mio favore. A MIO FAVORE.? Scandisce.
?Okay, grazie.?
Si risiede, mi da il resoconto dell?operazione, e, prima che ne vada, anche un consiglio:?Signorina, mi raccomando prima di compilare qualunque cosa, chieda sempre, noi siamo qui per questo.?
?Ci conti.? Rispondo.

Insomma, ci sono sempre troppe cose da tenere a mente, almeno per la mia, di mente e faccio molta molta fatica a tenere il passo, infatti sono ossessionata dalle scadenze.
E ogni volta che devo fare un?operazione di qualunque tipo mi ritrovo nei panni di Amleto, solo, immaginatemi con un cervello in mano, invece che con un teschio:?Come farò? Come farò in futuro? Dovrò trovarmi una balia o un maggiordomo, perché andando in là, quando si è svampiti, si peggiora, mica si migliora. Cosa sarà di me??
Cosa sarà di me?

Al danno grave si aggiunge pure la beffa: ieri sera guardavo questa nuova serie televisiva ?Numbers?, nella quale un geniale matematico aiuta l?Fbi a risolvere i casi impostando delle equazioni.
Durante una delle sequenze il matematico blocca un professore sulle scale dell?università e gli chiede consiglio, una volta ricevutolo sta per andarsene quando l?altro lo richiama e gli chiede, dubbioso:?Ehm, dimmi, quando mi hai fermato, stavo entrando o uscendo dall?università??
Questa scena mi ha fatto molto ridere ma, all?improvviso, mi ha fatto realizzare una cosa: e cioè che non deve essere facile aver a che fare con una persona stralunata e a tratti naif, e questo, naturalmente, ha fatto quadrare il cerchio, come si dice.

I miei genitori non se ne sono ancora fatti una ragione e così o mi trattano come una bambina o danno per scontato che io sappia tutto; mia sorella mi tollera a malapena; il mio capo, detta Capomamma, pensava che ? ci facessi? ma alla fine ha dovuto rassegnarsi, (per la precisione si è arresa il giorno in cui dovendo portare delle chiavi in uno degli altri negozi, le dissi di chiamare i destinatari affinché mi ricordassero effettivamente di consegnargliele, lei non lo fece, e io dopo aver fatto due chiacchiere con le altre colleghe me ne andai a casa con il mio bel mazzo di chiavi in borsa. Salvo poi ricevere una telefonata da Capomamma che mi sgridava tra l?isterico e l?esilarato. Adesso se devo fare da corriere, parte subito un giro di telefonate.).

E le mie amiche, beh quelle due o tre amiche più care che ho, m?immagino non sia un caso se sanno fare tutto e sono praticissime della vita pratica, è sempre questione di ordine cosmico.
E non è un caso neanche se sono dotate di santa pazienza.
Ne parlavo proprio oggi con la mia amica Vampy, testimone oculare di diversi miei strafalcioni, la quale dopo avermi dato retta, mi dice, stoica:?Beh, io ci sono abituata, anche se?in effetti a volte mi fai proprio scappar via di testa. Ma cerco di buttarla sul ridere.?
L?ultimo ?problema? che io e lei abbiamo avuto è stato riguardo ad un dissuasore mobile, erano mesi che mi chiedevo cosa fosse, ma solo perché non avevo mai visto il cilindro sbucare dal marciapiede.
Senza contare un pomeriggio in cui, mentre ero alla cassa con una ragazzina in temporanea trasferta da uno degli altri negozi, mi scappa quest?osservazione:?Deve essere un casino costruire un palazzo in assenza di gravità.?
Questa mi guarda di sottecchi, poi si allontana, poi ritorna, e con la faccia di una che stia parlando con una minorata mi dice:?Ti rendi conto che quello che hai detto non ha nessun senso??
Beh, non avrà senso per te, cocca!

Così, quando si rivolgono a me per qualche aiuto, sebbene sia lieto di darlo, sono sempre un po? emozionata, (anche perché quasi tutti i capitoli della mia vita in cui mi hanno chiesto aiuto o consiglio avrebbero potuto intitolarsi ?Non guardarmi, non ti sento? ma tant?è, esiste un dio per gli svaniti): la signora in questione si precipita in negozio con in mano una busta, sono le 18:30, e sebbene noi chiudiamo alle 19:00 nella mia testa sono in procinto di chiudere da almeno mezzora, la mezzora seguente me la farà passare la suddetta signora alle prese con la sua lettera, in allegria: ?Signorina, posso chiederle un po? di scotch? Mi serve per la busta.?
Le passo lo scotch, ma invece di chiuderla la busta la apre e ne estrae tre fogli scritti in stampatello non maiuscolo, gigante, su entrambi i lati:? Signorina, urgentissimo, si scrive con due esse o con tre??
La cliente di fianco a lei la guarda perplessa.
?Lei parta con due.? Le dico:?Per sicurezza, poi dipende da quanto è urgente. Comunque ne usi due.?
?Grazie, grazie, sa devo consegnarla alla posta, qui a fianco è una domanda di lavoro. Single va bene anche per donna, o devo scrivere singola?? la signora è piena di quesiti surreali, ma va bene, è il mio pane, solo che quasi certamente, non è quello delle poste:?Metta single, se scrive singola, sembra che stia parlando di una camera d?albergo.?
?E? vero, è vero.?
Ripiega il papiro, lo infila con la forza nella busta, poi prende ad avvolgerla nello scotch fino a che non è pronta per essere tumulata insieme a qualche faraone, secondo me stanno ancora cercando di aprirla, e infine mi tende la mano:?Lei deve essere dei pesci.?
?Ariete?
La sciura non si scompone:?Ariete e pesci sono i segni più generosi. Grazie e tanta fortuna.?
Grazie a lei, mi servirà.

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