Archive forMaggio 2006

Gente che bussa alla porta, ovvero i Tommyknockers + le manovre evasive.


?Ier notte a tarda ora, i Tommyknockers Tommyknockers, han bussato ed oggi ancora, vorrei aprire ma non so se posso, per la paura che mi hanno messo addosso!?
da ?Le creature del buio? di Stephen King.

Ogni tanto torno dal lavoro e trovo mia sorella con i capelli ritti sulla testa, letteralmente.
Cose di casa. O meglio che succedono in casa.
Un pomeriggio mentre era da sola con la nonna e il cane, e faceva la cyclette in mutande e canottiera ecco che strilla il campanello della porta.
La nonna si desta dal suo pisolino e con la coscienza ancora intorpidita ma in piena simbiosi con la particella di sodio comincia a gridare:?C?è nessuno? C?è nessuno??
Il Pannolo abbaia inferocito, come accade sempre quando un Tommyknockers partorisce la brillante idea di bussare alla nostra porta.
Mia sorella si butta addosso il primo indumento che trova, prende in braccio il Pannolo per impedire che gli prendano le convulsioni e va ad aprire.
Il vicino di casa-Tommyknocker si rende immediatamente conto di essere capitato in un brutto momento, il Pannolo ringhia e si divincola e in sottofondo la nonna urla ?C?è nessuno??, ma com?è come non è, forse ipnotizzato dalla capigliatura a nebulosa di mia sorella, comincia ad estrarre da un sacchettino di plastica mazzetti di insalata del suo orto e a ficcagliela sotto il braccio rimasto libero dal Pannolo.
Si ferma solo quando arriva all?ascella.
E se ne va.

Un altro Tommyknocker si presenta un giorno alla nostra porta.
Lo scopo è di proporci un abbonamento ad un quotidiano politico, nello specifico un quotidiano politico della parte avversa, quella che a mia madre, per motivi legati alla sua giovinezza, il solo sentirla nominare provoca una vertiginosa corsa del sangue verso la testa.
Mia sorella sorride con un certo sadismo, che non sfugge al Tommyknockers, e dice:?Se volessi divertirmi ora chiamerei mia madre, ma le assicuro che le conviene andarsene intanto che può ancora salvare i timpani.?
Il Tommyknocker capisce che non sta scherzando e va in cerca di lidi migliori e più prosperi.

?A day without sunshine is like, you know, night!?
Steve Martin

Ecco il fabbro.
Deve alzare la ringhiera della freakcaverna perché è troppo bassa.
Quando ha completato il lavoro viene da me e mi dice:?Ora puoi uscire fuori.?
E io:?Guarda che hai capito proprio male, per me potevi anche alzare le sbarre fino a farmi sembrare il canarino Titti in gabbia, che tanto io, la fuori, non ci esco lo stesso.?
?E perché??
?Perché non ho paura di cascare io, ho paura che sia il balcone a cascare di sotto.?
Lui mi guarda un attimo per verificare che non stia scherzando, poi mi prende per un braccio e quasi mi trascina verso il balcone.
Quando mi aggrappo al muro per non uscire mi lascia ed esce lui, quindi si mette a saltare:?Vedi? E? come il pavimento di casa, non può cascare di sotto.?
Io lo guardo paralizzata dal terrore, sicura che da un momento all?altro lo vedrò sparire di sotto.
Ma lui continua a saltare e vuole che esca anch?io.
?Dai!? mi incita:?Vieni, così ti passa la paura.?
Allora, per farlo smettere prima che mi venga un infarto, passo alle minacce:?Se non rientri subito tirò giù la tapparella e ti lascio lì per un?ora.?
E siccome devo avere l?aria di una a cui va misurata la pressione al più presto, alla fine si convince e rientra:?Cosa te ne fai di due balconi, allora?? mi chiede.
Già, che me ne faccio?

Ieri, mentre ero sulle tracce di un branco di Golden Retriever in miniatura scomparsi, viene da me un sciur con in mano il nostro tagliaerbe di plastica e agitandolo per far muovere tutte le palline mi chiede:?Ma questo.? E lo agita di nuovo:?Funziona davvero? Cioè, voglio dire, taglia? Sa, è per un bambino di due anni che vuole sempre usare il mio.?
Allora, per non scoppiargli a ridere in faccia ed evitare che sulla mia fronte appaia l?insegna con la scritta ?MASECONDOTETESTADI??? applico l?ultima nozione che mi ha insegnato il capitano Kirk: la Manovra Evasiva.
La mia mente ripete il mantra:?Pensa ai Golden Retriever, pensa ai Golden Retriever? e la mia voce dice:?No, non taglia, però il mio collega ha degli ottimi coltellini per i funghi. Ora mi scusi.? E dopo averlo dirottato sul mio ignaro collega me la batto.
La sera quando torno trovo la mia famiglia stremata dalla caccia all?uccellino che sì è tenuta nel pomeriggio.
Mio padre è entrato in cucina e ha trovato un passero che faceva il bagno nella ciotola dell?acqua del Pannolo, il quale, offeso a morte per il trattamento riservato ai suoi beni semi immobili da un uccello sconosciuto, ha cominciato ad imprecare .
Il passero si è dato alla fuga sotto tutti i mobili, invece di uscire dalla finestra che aveva usato come entrata, tallonato dal Pannolo e dai miei che tentavano di evitare la tragedia.
Tragedia che stava per consumarsi dato il caldo e l?età ormai avanzata di tutti e tre i protagonisti.
Ma d?altronde, come direbbe Snoopy: ?Che ne sa una creatura dell?aria del valore dei terreni??

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Let’s make love… per me ormai è solo un film con Marilyn!


?Il solo pensare all?amore può cacciarti nei guai!?
Snoopy

Il mio ex-non fidanzato è un tipo sessualmente appetibile.
Non lo dico solo io, la maggior parte delle esponenti del mio genere, e non solo, per la verità, ignare della specie di relazione che io e lui abbiamo avuto viene spesso da me, o magari anche dal mio capo, a cui pure piaceva, a fare commenti.
E tutte le volte, con aria incoraggiante, io rispondo:? Provaci, magari ci sta.?

E, invariabilmente quando lo sento glielo racconto:?Ciao Ex, sai che Tizia mi ha detto che sei proprio fico, allora le ho detto di provarci.?
E lui, dall?altro capo del filo, comincia ad imprecare:?Sei pazza?!Cosa ti viene in mente, io questa gente la vedo tutti i giorni.?

Anche a me mi vedeva tutti i giorni, mi lavora di fronte, eppure non è che la cosa sia stata d?ostacolo, anzi.

Ad ogni modo, nonostante il cataclisma che il nostro affair si è rivelato, io sono in debito con lui: più la cosa peggiorava, più Butter era ottenebrata, e anche rimbecillita diciamocelo, più è stato facile per me emergere.
Anche se ho dovuto aspettare quasi tre anni prima di essere abbastanza forte da porre fine alla storia.
Allora ho cambiato il numero del cellulare e l?ho buttato fuori dalla mia vita.
Butter mi è stata perfino grata per aver messo posto un argine alla sua stupidità e aver costruito una bella diga.
Per una volta ha lasciato che fossi io a prendere tutte le decisioni.

Poi sono diventata la dottoressa Paige.
E? successo perché Butter, dopo essersi ristabilita, ha ripreso dei rapporti ad un livello amichevole, (questo, suppongo, sia uno dei vantaggi del non avere memoria), così una volta che mi sono ?risvegliata? con lui alla Feltrinelli, era riuscito nell?impresa di leggere un libro tutto per intero e voleva subito comprarne un altro, gli ho consigliato uno di quelli che mi avevano colpito maggiormente.

E? stato così, che durante le vacanze estive, sono diventata Paige.

Quando ci siamo rivisti dopo le ferie mi ha raccontato che il libro l?aveva divorato, gli era piaciuto parecchio, ma non era riuscito a leggerlo con serenità d?animo perché continuava a immaginare me nei panni di Paige e questo gli faceva tornare in mente tante cose.

Nel romanzo il protagonista è un sessodipendente che riesce a scopare con chiunque tranne che con la donna che gli piace davvero.
Paige, appunto.
Anzi, la dottoressa Paige.

Ed è strano che mi abbia associata proprio a lei, perché il letto era l?unico posto in cui ci intendevamo alla perfezione.
Beh, salvo le volte in cui gli chiedevo di essere un po? più rude e lui aveva paura di farmi male, uff, e per qualche misterioso motivo finiva col chiamarmi Biancaneve.
Se solo ci ripenso rabbrividisco!

Comunque mi sono sentita più lusingata per il tono di tenerezza misto a voluttà che il protagonista usa sempre nei confronti di Paige, che per il fatto di esservi stata paragonata. Per due motivi:

- il primo è che ho sbagliato a consigliargli il libro, che non ha fatto altro che fomentare l?infatuazione erotica che gli era rimasta, e che tuttora permane, nei miei confronti.
Avrei dovuto lasciar fare a Butter che gli avrebbe raccomandato qualche titolo tipo ?La figlia dell?aggiustaossa?.
Il risultato della mia bella pensata è che non possiamo mai rimanere da soli, ogni tanto andavo a mangiare nel suo laboratorio da artigiano, se no va a finire che ci prova.
Una volta mi ha persino chiesto di mettermi al collo uno degli stetoscopi che vendiamo noi e di raccogliermi i capelli,? così, solo per vedere..?
E in più ho il sospetto che lui abbia preso il libro come se fosse stato un messaggio in codice che tentavo di mandargli.
Stupida io.

- il secondo motivo è che alla fine il protagonista scopre che Paige non è una dottoressa bensì una paziente dell?ospedale in cui l?ha conosciuta.
Paige è una matta convinta di essere stata mandata indietro nel tempo dal suo secolo per compiere una missione.
In sostanza i suoi cinque minuti ogni tre ore sono diventati permanenti, che mi sa che è più o meno il futuro di Butter.
Cazzo, ma sarà per questo che gliela ricordavo?

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What are little girls made of? (passa la torta, mostro -episode two)


Giovedì sera ho assistito al realizzarsi di uno dei miei incubi più raccapriccianti, anzi, come suggerisce il thesaurus potrei definirlo direttamente Visione Mostruosa, ovvero il combinarsi di due elementi che non avrei mai creduto possibile:
- trovarmi chiusa da sola in una stanza con dei bambini piccoli;
- trovarmi bloccata in un cesso pubblico,(i cessi pubblici sono una delle poche cose che accendono la mia schizzinosità, o schizzinosaggine? ).

Giovedì sera, insomma, a causa di una qualche beffarda congiunzione astrale, questi due ingredienti si sono miscelati e io mi sono ritrovata imprigionata in un cesso pubblico con due bambine piccole in vena goliardica.
La serata inizia con la mia amica che mi viene a prendere alla fermata della metro, le sue bimbe di tre e due anni, che chiamerò Baby Alfa e Baby Beta, appena salgo, in un accesso di timidezza un po? snob, girano immediatamente la faccia verso i rispettivi finestrini.
Dalla telefonata che mi ha fatto la mia amica Grace so che si rifiutano di chiamarmi zia Butter, e che preferiscono solo Butter, mi sta bene: trovo che il zia/o venga usato con incauta facilità, con il risultato di accorciare le distanze e fornire troppo velocemente una confidenza che non è sempre il caso di elargire a piene mani.
Ad ogni modo nel mio caso credo che Baby Alfa e Beta non mi recepiscano come zia, e come dargli torto?, nonostante siano le figlie della mia migliore amica non le vedo quasi mai.
E la colpa è solo mia, e della mia pigrizia.
Comunque ci metto poco a rompere il ghiaccio, e dopo qualche chiacchiera Baby Alfa si mette a cantare ?Quindici uomini sulla cassa del morto e una bottiglia di rhum? che le ha insegnato sua madre per i viaggi in macchina.

La vena goliardica di Baby Alfa si risveglia nel parcheggio del ristorante, siccome Grace la sta svezzando dal pannolino hanno fatto il patto che non appena sente lo stimolo deve mettersi a gridare che le scappa la pipì.
Stiamo scendendo dall?auto quando la bimba le dice seria:?Mi sono fatta la pipì addosso!?.
La mia amica la raggiunge smadonnando, ma quando la slaccia dal seggiolino Baby Alfa le sussurra in un orecchio che stava scherzando, e infatti è asciutta.
Grace mi guarda e io mi affretto a dichiarare che non c?entro.
Ho un po? la coda di paglia con la storia degli scherzi, succede quando se ne fanno troppi.
Infatti la mia amica è poco persuasa forse, pensa, sono infettiva.

Al ristorante, mentre ordiniamo, le bambine cominciano giocare con delle tende fatte di tubicini di plastica proprio di fronte alle toilettes.
Io e Grace parliamo per un po?, e intanto giuro a me stessa per l?ennesima volta che, nonostante le bimbe siano stupende, mai e poi mai mi riprodurrò, quando vedo che le tende non si muovono più.
Lo comunico alla mia amica che schizza subito in piedi, corre alle tende e quindi perlustra i bagni ed esce sbiancata: Baby Alfa e Beta non ci sono.
Decidiamo di dividerci il ristorante ai fini della ricerca e le suggerisco di chiamarle a voce molto alta.
Appena si allontana opto per una nuova esplorazione dei bagni, se fossi piccola è proprio lì che mi nasconderei.
Entro e mi metto a chiamare a voce alta:?ALFA, BETA??
Sento degli strilletti di gioia provenire da uno dei bagni, apro la porta delicatamente e trovo Alfa e Beta intente a ballare la hula avvolte nella carta igienica e a usarla come stelle filanti toccando tutto in giro. BLEAH!
Mi vedo la vita scorrere davanti, e la mia prima tentazione è di scappare urlando, ma tornata a più miti consigli, onde evitare un infarto alla mia amica, le afferro per un lembo delle magliette e dico:?Usciamo o la mamma si incazza a morte?.
(Lo so lo so non dovevo dire ?incazza? ma non sono mai stata molto educativa..)
Le due recalcitrano, gli sto rovinando lo scherzo.
Medito se insistere e trascinarle fuori, mettermi a urlare a squarciagola, o lasciarle un attimo lì per andare a cercare Grace, ipotesi che scarto subito perché chissà dove potrebbero andare ficcarsi, e intanto controllo che non mettano una mano sul water, odierei dover passare il resto della mia vita in terapia.
Finalmente Grace si fa viva e io le affido subito le pargole.
Ci risediamo a tavola e Baby Beta, tra un cucchiaino di gelato e l?altro, mi dice.?Andiamo alla pattumiera??
Allora comincio a pensare che forse sbagliano a non volermi chiamare zia.

Una volta a casa, al momento di metterle a letto, Baby Alfa annuncia che devo essere io a lavarle il culetto prima del patello notturno.
Così, per la seconda volta in due ore, mi ritrovo chiusa in un bagno con lei.
Ad ogni modo è la Baby a dirigere le operazioni, prima fa la pipì nel vasino, poi lo solleva e si mette a caracollare verso il water, dove io la intercetto per aiutarla a fare centro, quindi ci laviamo le mani e poi via alle operazioni di pulizia.
Torno a casa mia con la sensazione che la mia amica sia diventata Giovanna D?Arco, e la consapevolezza di non aver alcuna vocazione per la santità.

Il resto della mia settimana si è articolato in:
- un tassista che ha voluto a tutti costi discutere di Dio e del Libero Arbitrio in ogni sua sfumatura, inaugurando così la mia ennesima discussione teologica, si vede che ci ho la faccia, e concludendo il dibattito con la frase ?Come siamo filosofici stasera!?,
- due tizi che son caduti a pancia all?aria sulla scala mobile e che si sono messi a strepitare come aquile, con l?aiuto di una cantante lirica che emetteva acuti per attirare l?attenzione;
- e due tremendissime ore trascorse all?Ikea per comprare parte dell?arredamento per la freak caverna: sono entrata e uscita, e dagli scontrini risulta anche che ho fatto degli acquisti, ma temo che lo shock post traumatico dell?evento, (non so come faccia la gente ma io confesso di non aver capito un accidente), mi abbia fatto rimuovere completamente l?accaduto.

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L’Anticamera del Cervello


?Questo edificio dovrebbe essere evacuato!?
Egon Spengler in visita nella nuova sede dei Ghostbusters.

E ?il luogo in cui mi reco più spesso, quello che nomino maggiormente, e che è sovente fonte di curiosità mia ma anche altrui, la mia personale Disneyland, anzi forse dovrei chiamarla Butterland: insomma è l?Anticamera del Cervello.

Tutti ne abbiamo una e la mia è ingombra, stipata di qualsivoglia idee, immagini e pensieri.
Credo sia per il fatto che sette volte su dieci la mia risposta a una domanda o a un?osservazione è: ?Non mi è passato neanche per l?Anticamera del Cervello.?
Risposta poco accurata perché in verità la cosa in questione mi è passata per l?Anticamera del Cervello, il guaio è che poi si è fermata lì.

Dunque all?entrata c?è un cartello con la scritta:?Attenzione caduta uomini di neve.?
Segue un uomo di neve a testa in giù, tutto sbilenco.
La carota che ha per naso storta, gli occhiali e il cappello alla Elwood Blues messi di traverso, la cravatta tocca per terra.
Comunque è neve che non si scioglie.

Mi chino e raccolgo un tesserino: la patente che non ho mai fatto.
Quindi delle pagelle bianche: le scuole che non ho finito.

Su una poltroncina di vimini bianca ecco il mio Orso a Tre Gambe, mi ci sono voluti degli anni per capire che la terza gamba era la Coda!

Su una parete la scritta in rosso pastello a cera:?Off with her Head!? con sotto la versione in italiano:?Mozzatele il capo!?.
Il mio cervello fa anche le traduzioni.

E fa pure lo spiritoso, ai bordi del pavimento crescono tanti buttercups cioè ranuncoli.

Cartoni di latte, scatole di zucchero e piccole piramidi di uova sono addossate ad una parete, e pochi passi più in là ecco un tizio che fa lo zucchero filato.
Me ne da uno enorme, è un pezzo che fila, e non devo neanche pagarlo, beh dopotutto siamo in casa mia.
Mentre mangio alzo la testa e mi accorgo del lucernario, che da sulla Via Lattea.
Mi chiedo se posso rimediarmi anche un aurora boreale, ma al momento pare di no, sono troppo concentrata sulle stelle.

Cammino ancora un po?, ed ecco un Cimitero dei Consigli, non richiesti o non seguiti, e una bacheca con un annunci di smarrimento, è talmente piena che non ci sta più neanche un foglietto.

Ecco una pila di dischi senza titolo.

Uno spazzacamino che pulisce i suoi attrezzi:?Salve Bert.? lo saluto.

Proseguo fino a una porta tutta di vetri colorati, la apro e dentro ci sono mille farfalle variopinte che volano e frullano all?impazzata, spesso sbattendo contro i vetri.
La richiudo senza farmi notare, so cosa sono, tutte le idee che mi si affaccendano nella mente senza arrivare ad una conclusione.

Un uomo di neve vestito da spaventapasseri mi indica una direzione, e io mi incammino: supero un tavolino con su un presepe e un uomo medicina sioux in mezzo ai re magi,(lo so, è super trash ma è quello che farò il prossimo Natale), difeso da guerrieri sioux con arco e frecce puntati verso l?esterno, supero anche un paio di scarpette da ballo gialle che danzano da sole, e un’altra scritta sulla parete:?Nessuno mi chiama mai ciliegina?, sigh!, e arrivo a delle spesse tende di velluto verde smeraldo, le scosto e mi affaccio: mi si aprono davanti decine di scenari disabitati, tanti teatri di posa che rappresentano i miei Paesaggi Interiori.
Un’altra volta ci entrerò, ma non oggi.

Torno in Anticamera, sulle pareti ci sono scaffalature gremite di libri e film, e di tutte le mie bambole Lola Falana.

C?è una scala, la salgo e mi trovo in Piccionaia, sbircio e vedo Marla sdraiata sul letto che legge qualcosa e canticchia una canzoncina.
Me la batto prima che si accorga della mia presenza.
Non ho voglia di fare a botte, adesso.

Alcuni uomini di neve radunati su un paio di divani a vedere un film, l?unico film che viene trasmesso da quella tivù:?Il cielo sopra Berlino.?
So che non lo stanno capendo, non con la testa, almeno.
Ma ne sono ipnotizzati.

Un?altra porta, la apro e mi ritrovo fuori.
Allora faccio dietrofront, per rientrare.
Ma la porta è serrata, c?è un cartello appeso sopra, però:
?Tutto quel che succede nel miglio, rimane nel miglio.?

Oddio,sarò mica nel braccio della morte?

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Questioni di vento e di luce


?..Le foglie che cadono sono un buon segno? è quando le vedi saltar su e tornare sugli alberi che sei inguaiato.?
Lucy Van Pelt

L?altro giorno ho deciso di passare su un solo piede l?intervallo di tempo che correva tra l?uscita di un cliente e l?entrata di un altro, cosa possibile perché ero momentaneamente in trasferta in uno degli altri negozi, meno frequentati di quello in cui lavoro di solito essendo in posizioni più defilate.
Se l?avessi fatto nel negozio dove lavoro sempre mi sarei ritrovata a saltellare, ma nell?altro il tempo è dilatato, tra un cliente e l?altro ci sono gradevoli pause di silenzio e riflessione.
Che io ho passato su un piede solo, facendo le seguenti scoperte:
- non ho molto equilibrio;
- se mi muovo bruscamente rischio di cadere. (possibilità di cadere 99,3%);
- è difficilissimo fare le scale senza un corrimano;
- è difficilissimo torcere il busto;
- è quasi impossibile toccarsi la punta del piede con le mani (rischio di caduta 100%).

Mentre ero intenta in questo esperimento, un fugace pensiero mi è balenato per la testa:?Perché mi vengono in mente certe cose??
So di non essere l?unica a chiederselo: i miei genitori se lo chiedono da anni, e così il mio capo; mia sorella è semplicemente rassegnata, credo che non ascolti una parola di quello che dico da almeno un lustro, e le mie amiche..beh, se sono rimaste mie amiche nonostante io le metta a dura prova, ci deve essere per forza qualche affinità.

Proprio a una di loro, Vampy, amica e collega al tempo istesso, raccontavo che trasportando un sacchetto di merce da un negozio ad un altro in tram ho dovuto sempre tenerlo per i manici, perché se lo avessi appoggiato per terra avrei potuto dirgli addio.
L?avrei dimenticato sul tram, è matematico, a meno che non me lo fossi messa tra le gambe in modo da inciamparci e perciò ricordarmi della sua esistenza.
La Vampy mi guarda con un mezzo sorriso, che significa ?Che novità!?, poi mi dice:?Tu dovevi essere una di quelle bambine a cui bisognava legare il palloncino al polso per evitare che lo lasciasse volare via.
Non mi ricordo, perché non mi ricordo quasi niente, ma è probabile.
Posso immaginare mia madre che mi da il palloncino in mano e con tono accorato da preghiera mi supplica:?Questo non lasciarlo andare, hai capito. Tienilo, non lasciarlo. Mi hai sentito?? e io che faccio sì con la testa e poi apro la mano.
E? così tipico.
Così quando gliel?ho chiesto mi ha risposto che erano gli angeli a collezionare i miei palloncini, era la versione ufficiale, (a quanto pare io accettavo solo spiegazioni di questo tipo, il mio ciuccio, per esempio se lo sono portato via i passeri), peccato che non le restituissero mai i soldi.
Uscendo dalla stanza ho avuto la sensazione che se dovessi comprare un palloncino adesso, me lo legherebbero al polso, e a ragion veduta.
In vita mia ho perso, e a volte anche ritrovato, di tutto: dallo zaino di scuola all?apparecchio per i denti, sigh!, dal cellulare, ne ho avuti cinque, tutti persi o rotti nel giro di un anno, agli slip, ehi non pensate male!, dai cappelli agli occhiali.
Ma non è che sono solo distratta, no, magari!, sono proprio svampita.
E la cosa allarmante è che so che non sto facendo finta, che non è un atteggiamento.

Mmmhhh

Penso che forse, se riesco a risalire alle origini della cosa, può darsi che io migliori.
Così mentre sono tutta concentrata a ricercare le origini vedo un cane che corre contro vento.
Se un cane corre contro vento sembra che si muova al ralenti.
Se tutti noi facciamo qualcosa contro vento sembra che ci muoviamo al ralenti.
Sarebbe divertente provare, con qualcuno che intanto fa le riprese di quel ralenti al naturale.

Questioni di vento.
Questioni di luce.
Vado alla fermata dell?autobus, e mi intravedo nel finestrino di un auto: con gli occhiali da sole mi faccio venire in mente qualcuno, ma chi?
Salgo sull?autobus e mi viene in mente chi: con la luce di sbieco e la mia faccia mezza coperta dagli occhiali mi sembravo la Contessina Serbelloni Mazzanti Vien Dal Mare, così mi viene da ridere e mi viene voglia di controllare se il Ragionier Ugo sta seguendo il bus con in mano il libro giallo di cui mi deve rivelare l?assassino.
A cosa cavolo stavo pensando prima?

?So che sono tutti preoccupatissimi per quando andrai a vivere da sola.? Mi confida sempre la Vampy, un pomeriggio.
Lo so, che posso dire?
Se ci fosse un?area protetta dove accolgono gli svaporati farei fagotto e ci andrei domani.

Me la immagino come una villa circondata da un parco, con una immensa libreria, telescopi, giochi e animali.
Un posto dove puoi fare pupazzi di neve quando nevica, e l?aria è pulita.
Dove nessuno ti guarda strano se gli chiedi se secondo lui, o lei, gli animali pensano per immagini, o come sarebbe fare un pupazzo di neve su Marte.(Ci penso da quando hanno confermato le nevicate sul pianeta rosso.)
E insegnanti che non si seccano di ripeterti le cose in continuazione perché ti sei distratto.
Ma ahimè, se esistesse davvero, temo che sarebbe solo un palazzone pieno di sveglie, e di post it!

Una volta, però, avevo un Orto di Cocomeri.
Chissà in che direzione è?

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