Archive forGennaio 2006

Let’s go fly a kite!


?Se volete sapere che cosa Dio pensi dei soldi, basta che guardiate a chi li da.?
Maurice Baring

?With two pence of paper and strings you can have your own set of wings..?
Let?s go fly a kite da ?Mary Poppins?

Un bel giorno, guardando il proprio estratto conto semestrale, una ragazza, che chiameremo Annie, si rese conto che un paio di scrittori, tre per la verità, e una manciata di film Disney, letti e visti in un?età chiaramente impressionabile, a cui poi se ne erano aggiunti altri, hanno contribuito in maniera significativa a complicarle la vita.
Sul suo conto in banca il denaro, abbandonato a se stesso da un bel po?, si era accumulato in una cifra, irrisoria per la maggior parte della gente ma consistente per lei.
Quel mucchietto di denaro rappresentato dalla cifra stampata sul rendiconto, ora le stava rimproverando a gran voce di essere una pessima cittadina.
Annie infatti non faceva l?unica cosa che la società che la ospitava le richiedesse: spendere.
Non perché fosse una risparmiatrice ma perché non sapeva in cosa spendere;
su un libro aveva letto che ?un uomo è ricco in proporzione alle cose di cui può fare a meno?, e aveva scoperto che era vero e che uno può fare a meno di un bel po? di cose con evidente guadagno di personalità; un altro scrittore le aveva suggerito che ? la virtù più ricercata è il conformismo?, e che ?la fiducia in se stessi ne è la piena antitesi.,? poiché ?il conformismo non ama le realtà vere, ne? gli spiriti creativi, ma solo nomi e consuetudini?.

Cominciò col fare dei tentativi, avvicinandosi ad un grosso negozio di abbigliamento, con la vaga idea di comprare qualcosa, anche se non sapeva cosa perché in realtà non aveva bisogno di niente, quand?ecco risuonare nella sua mente di nuovo le parole di quello stupido libro:?Non ho mai stimato di meno nessuno perché i suoi vestiti erano rattoppati; tuttavia, sono certo che ci si preoccupi di più di portare vestiti alla moda che d?esser a posto con la coscienza. E sì che il peggior vizio che uno strappo non rammendato può rivelare è, forse, la trascuratezza. Talvolta metto alla prova i miei conoscenti domandando loro se andrebbero in giro con una toppa o dei rammendi sul ginocchio, e la maggior parte di essi si comporta come se pensasse che una cosa del genere comprometterebbe il loro futuro. Per loro sarebbe più facile andare in giro zoppicando con una gamba rotta piuttosto che con un pantalone stracciato.?
Prese un paio di pantaloni qualsiasi da un banco, per dimostrare la sua buona volontà, e si mise in coda per i camerini, quand?ecco di nuovo:?Noi conosciamo pochissimi uomini, ma una quantità innumerevole di giacche e calzoni. Vesti il tuo spaventapasseri con il tuo ultimo completo e mettiti nudo accanto a lui: chi non saluterebbe lo spaventapasseri per primo??
Al che senza accorgersene gridò :? BASTA?, e tutti si voltarono a guardarla.

Annie buttò di nuovo i pantaloni sul banco e corse fuori, seriamente intenzionata, una volta arrivata a casa, a buttare quegli stupidissimi libri e già che c?era anche i film.
Era anche a causa loro se non si era mai interessata a certe cose, se non conosceva i nomi degli stilisti, se non distingueva una macchina dall?altra, tanto che aveva dovuto imparare a memoria la targa di quella di famiglia per individuarla nel mucchio, se non aveva mai visto una playstation dal vivo e se i soldi per lei erano solo carta.
?Ehi Annie, dove corri?? le gridò il fioraio sulla piazza.
Da che, malauguratamente, era venuto a conoscenza del suo nome, ogni volta che gli passava davanti lo sentiva risuonare in tutta la piazza, rimbalzare contro gli edifici per poi scagliargliesi di nuovo sui timpani.
?Vado a casa?.
?Sto chiudendo, lo vuoi un passaggio(pausa effetto) sul BMW??
Annie non riuscì ad nascondere una smorfia di sconcerto, come fai a dire a uno che ha appena perso centomila punti che non aveva? Non glielo dici.
?Prendo il bus.? Gridò in risposta e si dileguò.

Ma non era finita, il giorno seguente la sua ex capa, donna della Milano bene dotata in egual misura di una comica e involontaria arroganza e di un grave morbo radical chic si presentò con le foto del matrimonio della figlia la quale, dopo aver studiato per anni storia dell?arte aveva deciso di lavorare per un noto stilista alle pubbliche relazioni, ?ora considerate in cuor vostro quanto pochi sono quelli che fanno mestieri veramente necessari. Infatti dove tutto si misura sul denaro nascono occupazioni inutili e superflue, a servizio del lusso e dei capricci?, Annie, in considerazione dell?affetto che la sua interlocutrice aveva sempre dimostrato nei suoi confronti, sospirò, e si preparò a darle soddisfazione, mentre lei si lagnava con malcelato orgoglio della scarsa sobrietà del matrimonio hollywoodiano della sua prole.

Alla fine Annie capì che liberarsi del focolaio della sua infezione non l?avrebbe guarita.
Per guarire e diventare una degna appartenente della società avrebbe dovuto eliminare una bambina. La ragazzina di otto anni che, da qualche parte dentro di lei, stava saltando la corda pensando a come sarebbe stato bello poter camminare sui tetti, buttarsi nella neve, disegnare nel cielo azzurro, sentire le canzoni diffondersi nell?aria come nei musical e parlare con qualcuno che avesse un mucchio di idee e nessun bisogno di beni materiali da ostentare.

Fu così che Annie si tenne i suoi problemi e bruciò l?estratto conto con una mezza idea di fare lo stesso con la banca.

RESET

L?altro giorno facendo la spesa ho notato il seguente adesivo attaccato sulla cassa del supermercato:? I soldi sono protetti da una cassaforte con chiusura a tempo le cui chiavi non sono in possesso del personale.?
I soldi sono protetti non custoditi, singolare scelta di parole, per fortuna i magnanimi hanno fatto qualche accenno anche al personale!!!

A questo proposito ho notato come nella letteratura dell?infanzia, che ha infinite cose da dire anche agli adulti, ci sono diversi libri volti a spiegare come scoppiano le guerre.
La tesi che va per la maggiore è che le guerre scoppiano sempre per motivi stupidi, dovuti a incomprensioni fraintendimenti e, soprattutto arroganza: gli Zighi contro gli Zaghi su come si imburra una fetta di pane, popoli di ranocchi contro popoli di topi per chi ha ragione su cosa, perfino Swift aveva preso a pretesto il modo di rompere le uova.
Beh, ho pensato che forse se raccontassimo ai bambini la verità, e cioè che le guerre scoppiano perché uno vuole qualcosa da qualcun altro e se questo non glie lo da viene depredato, come testimonia quasi tutta la nostra storia, e che il pretesto usato, religione, democrazia, etc etc quasi mai corrisponde alla realtà, se mettessimo in guardia i bambini sull?eccessivo, quasi assoluto, potere d?acquisto del denaro a discapito di tutto il resto, può darsi che le prossime generazioni si salveranno.
Ma è solo un?idea.
Colpa di quegli stupidi libri!

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La mia vita in Piccionaia o The Butterfly Effect -L’Effetto Farfalla di Lorenz


?Noi Holroyd siamo tutti un po? sinistri.?
Kim Novak da Bell, Book and Candle ? Una strega in paradiso

Io passo la maggior parte della mia vita in Piccionaia, a guardare film o leggere libri, ma l?altro pomeriggio Butter era così concentrata su ?Harry Potter e il Principe Mezzosangue? che sono riuscita a fare capolino.
Anche il Pannolo era immerso nella lettura, stava leggendo il suo libro preferito ?Winnie the Puh? quello originale non la versione Disney, (ha imparato a girare le pagine col naso, con la lingua le ondulava troppo), così non si è accorto di me e per una volta ho potuto farmi un tè in tutta tranquillità, senza venire disturbata.

Mentre aspettavo che l?acqua bollisse ho pensato che sia il Principio d?Indeterminazione di Heisenberg che il Butterfly Effect di Lorenz possono essere applicati alla vita degli uomini e non necessariamente in senso quantistico o fisico.
Comunque alla mia sì.

Secondo il Principio d?Indeterminazione non si può conoscere contemporaneamente la posizione di un elettrone e la sua direzione.
Nemmeno l?elettrone lo sa!!
E io, che Lord Fener mi sia testimone, di sicuro quando so dove sono non so dove sto andando e viceversa!
Bel guaio.

L?ormai famoso, o famigerato?, Butterfly Effect, cioè l?Effetto Caos, nel mio caso è Butter.
Nomen omen.
Non so che cazzo combina sul lavoro ma il suo inopportuno agitare la lingua si ripercuote su di me.
Così, le volte che nel periodo natalizio sono emersa mi ci è voluto un po? per farmi prendere sul serio sin dalla prima occhiata dall?eterogenea dozzina di ragazzi che ci aiutavano.

Sotto Natale il negozio è Hogwarts e io Draco Malfoy femmina.

E? divertente perché Butter finisce inevitabilmente per stringere amicizia con gli aiutanti, i quali, davanti a certe provocazioni rimangono un po? interdetti e non sanno se ridere o guardarmi a occhi stretti.

Ci sono cose che faccio sempre, dei rituali quasi.
Per esempio tutte le ragazze, a turno, hanno fatto i pacchetti alla cassa e tutte si sono sentite dire:? SU che la signora vorrebbe essere a casa per la vigilia di Natale e festeggiare con la sua famiglia.?
Al che la cliente guarda me sbigottita mentre la ragazza, a causa dell?Effetto Butter pensa, non del tutto a torto in verità, che io stia scherzando.

Oppure se nonostante tu ti stia facendo in quattro la fila si lamenta o rumoreggia io rallento le operazioni di pagamento.
E siccome sotto Natale siamo come dei soldatini giocattolo e bisogna imparare ad adattarsi, ho fatto del mio meglio per addestrare le reclute: quando è capitato di perdere l?indirizzo di una consegna ho chiamato i primi due che mi sono passati davanti e li ho spediti a rovistare nei sacchi della spazzatura.
Quando a missione compiuta sono tornati, provati dall?esperienza ho letto nei loro occhi la paura che si fosse trattato di un pessimo scherzo, stavolta a torto, di nuovo l?Effetto Butter.
Ad ogni modo da quel momento in poi entrambi si sono sempre premurati di restare fuori dal mio campo visivo.

Eppure, malgrado tutto questo, una delle ragazze, una futura ingegnera così simile a una madonna rinascimentale o a un dipinto del Botticelli che alle volte sarei stata tentata di strofinarla un po? per vedere se la pittura si sbavava, ha trovato un modo per ricacciarmi in Piccionaia, ha trovato la mia Kryptonite.
Dopo una visita di mia sorella Sadako viene da me e mi dice:?Posso dirti una cosa senza che tu ti offenda?? evidentemente il Butter Effect stava svanendo o così pensavo.
Ne avevo avuto il primo sentore quando tutte hanno smesso di parlare in falsetto e di usare diminutivi e/o vezzeggiativi, che io detesto e i ragazzi hanno smesso di fare gli schizzinosi.
Ma mai rilassarsi troppo.
Io annuisco:?Parla.?
? Tu e tue sorella sembrate due fatte.?
Io inarco un sopracciglio, ricordo perfettamente di averlo fatto, e rispondo con tono sarcastico:?Fatte!? Sei carina.”
Lei mi guarda spazientita:? Non fatte: F-A-T-E ? mi fa lo spelling:?Sembrate due fate dei fiori.?
Io la fisso inorridita:?Fate dei fiori??
E Draco Malfoy femmina che fine ha fatto?
Lei insiste:?Si, avete un po? quell?aria lì.?
Faccio appena in tempo a pensare inferocita: ?dipinto dei miei stivali? che
BUM
Mi ritrovo in Piccionaia.

E siccome non è troppo facile scavalcare Butter ci sono rimasta quasi tutto il tempo.
Ogni tanto si spalanca una finestra: stavo mangiando uno zucchero filato alla noia quando sento il mio capo confessare a Butter che uno dei suoi regali di Natale avrebbe potuto essere un cappello da cowgirl, se ne avesse trovato uno.
Le sembrava tanto il suo genere!!

E a questo proposito devo confessare che, anche se è una cosa del genere che farebbe Butter, sono stata io a guardare tutti i film della Barbie.
Però il professor Piton è sempre stato uno dei miei personaggi preferiti.
Questo conta, vero?
VERO?

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Fermata d’autobus


La fermata d?autobus di cui mi servo abitualmente si trova proprio di fronte a quello che sembra essere un ambulatorio d?igiene mentale o un suo derivato, non riesco mai decifrare la scritta sulla targa all?entrata.
Non è che la cosa mi stupisca o mi turbi particolarmente, sarei rimasta scioccata se di fronte avessi avuto un?edicola o un bar questo sì, ma un centro d?igiene mentale per me è nell?ordine delle cose.
Turba le mie letture invece il fatto che ogni volta che un frequentatore del posto esca di lì e decida di passare un po? di tempo tra gli utenti dell?Atm scelga per forza me come interlocutrice!
Non importa che io abbia la faccia immersa in un libro, il walkman, o lo sguardo vacuo di una che sta dormendo in piedi, se devono parlare con qualcuno bussano alla mia spalla.
Forse ho la scritta ?orario continuato? impressa sulla fronte, ma temo che la cosa risalga a ben prima di venire marchiata dalle stimmate della commessa.
Probabilmente a quando ero una ragazzina.
Ad ogni modo l?altra mattina ero assorbita dalle ultime pagine di un libro su una tizia che è stata colpita da un fulmine, che le si è presentato sotto forma di pallina, quando sento:?Ciiiaaaaoo?, alzo lo sguardo e mi trovo di fronte un tizio, più o meno della mia età, biascicato sia nel tono che nell?aspetto con gli occhi infossati e un sorriso infantile. Ha un?espressione un po? vaga.
Gli sorrido e lo saluto, non sapevo che stavo per venire coinvolta in una discussione teologica, la seconda in due mesi.
Lui mi chiede nell?ordine: come mi chiamo, che ora è e cosa sto facendo, poi comincia a frugarsi nella tasca e tira fuori quello che per me era solo un frammento di carta che gli era rimasto attaccato alla mano ma che in realtà era proprio il soggetto della sua ricerca.
?La conosci questa?? mi chiede.
Io guardo e in quella specie di francobollo distinguo la faccia annerita della Madonna, la Vergine non la cantante.
?Solo di reputazione.? Rispondo, poi mi accorgo dalla sua faccia che la battuta è fuori dalla sua giurisdizione e dico:?Si, è la Madonna.?
?La porto sempre in tasca. Secondo te lei è contenta??
?Secondo me sì.? gli confermo, e noto che tutti i miei colleghi d?autobus ci stanno ascoltando, uno tenta anche d?intervenire chiedendogli dove l?ha presa ma lui lo ignora:?Se vuoi te la regalo.?
?Mi sa che è più contenta di stare con te. Io sono disordinata e la perderei subito.?
Sta zitto per un po? è io credo che con me abbia finito, invece:?Mi piacerebbe tanto fare il chierichetto.?
?Devi andare a chiedere in chiesa.? gli dico indicandola.
Lui annuisce:?Il prete mi ha detto che ci vogliono otto anni per prepararsi.? Mi spiega, e io mi chiedo se questo furbacchione di un prete è lo stesso con cui ho avuto l?altra discussione teologica, (che ho riportata nel post ?Giocattolaio Matto buongiorno?).
?Torna da lui, e digli che hai sempre con te la Madonna, magari così fai prima.?
Lui mi fissa un po? pensieroso poi sembra risolversi:?Forse è una buona idea. Ci vado subito.Ma prima ti saluto.?
?Okay, ciao.? Lo saluto ma lui, non si muove ne? mi risponde.
Finalmente arriva l?autobus, ha saltato due corse, salgo mi siedo e sto per reimmergemi nella lettura quando vedo il futuro chierichetto che comincia ad agitare la mano in segno di saluto, e mi saluta fino a che il bus non sparisce dalla sua vista.
Ecco cosa intendeva!

Ah, l?altra sera ho visto un vecchio film di Steve Martin in cui lui parla con un cartello stradale, per gli interessati il titolo è? L.A. Story? ignobilmente tradotto in ?Pazzi a Beverly Hills?, perché quello è il modo che ha trovato la sua città per comunicare con lui.
Ci ho pensato su e ho concluso che io e Milano non abbiamo mai comunicato veramente, ma immagino che sia più facile parlare con Roma, o Firenze o Palermo.
Qualche suggerimento? Perché sapete non è facile vivere con una che non ti rivolge la parola.
E? quella che si chiama mancanza di comunicazione!

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Si Può Fare!!! – piccoli frankenstein (steen?) crescono/compresa me: freakestein


Oggi, mio malgrado, mi sono trovata in un ingorgo stradale!
Ora, per me ci sono due cose che rappresentano una grande onta la domenica, la prima è andare a fare compere, sarà deformazione professionale, la seconda è restare bloccata in una fila.
E oggi, per una perversa macchinazione del destino o semplicemente per punizione karmica visto che ho ceduto alla tentazione che mia sorella mi ha sbandierato sotto al naso,(andiamo a comprare le scarpe da ginnastica? A mia discolpa posso dire solo che ne avevo estremo bisogno) mi sono ritrovata in entrambe le situazioni e ho dovuto escogitare qualcosa per preservare la sanità mentale, beh più o meno!
Così mi è tornato in mente un articolo che mi pare di avere già citato, che raccontava come una parte sorprendentemente rilevante di automobilisti inglesi adduce come causa del ritardo sul lavoro l?avvistamento di ufo.

Ecco perché mi sono messa a scrutare il cielo: pensavo già alla bella figura che avrei fatto spiegando a vari conoscenti e amici come sono rimasta tappata in un ingorgo stradale di domenica, ma non ho sprecato il mio tempo in macchina perché HO AVVISTATO UN OGGETTO VOLANTE NON IDENTIFICATO!
Ehi ho visto un ufo, attimi e ci ritroveremo come in X-Files, Signs o peggio:LA GUERRA DEI MONDI.

Allora mi sono chiesta quanto ci vuole perché dalla convinzione di aver avvistato un ufo si passi a quella di essere stati rapiti dagli alieni?
Già una volta mi ero convinta di aver effettuato un avvistamento e invece erano solo le prove delle luci dell?Ipercoop.
Insomma alla fine non era un buon modo di preservare la sanità mentale e l?ho abbandonato
Per ora mi bastano le tante creature di Frankenstein che vedo in giro.

Ma non intendo dire che vedo tanti mostri, affatto, solo che a volte, alcuni di noi, io per prima, combinano in sé sia il dottor Frankenstein che la sua creatura.
Magari abbiamo integrato nella nostra personalità modi di fare, di sorridere o di parlare che ci hanno colpito e abbiamo scartato, o ci abbiamo provato, quello che di noi proprio non ci piace o sentiamo che non ci appartiene.
Tentiamo di infondere una scintilla di vita a quella parte di noi che abbiamo faticosamente portato alla luce.
Come Frankenstein cerchiamo di mettere insieme, cucire insieme, una creatura di belle proporzioni che non si riveli poi un ?mostro?.
Quindi la svegliamo.

Ci sono persone il cui carattere non combacia con l?atteggiamento, persone in cui la creatura è fuori controllo nonostante gli sforzi, che proclamano al loro infinita pazienza quando invece sono isteriche, che tentano di essere aggressive mentre invece la loro natura è placida.

E allora mi chiedo cosa ci spinge.

Ma so solo quello che spinge me a liberarmi di certe cose a favore di altre e a farmi fare tutta questa strada in salita.
So da cosa dipendono le mie cuciture e solo alcune di esse si chiamano Marla.

Credo che capiti di rimpiangere, per carità senza incolpare nessuno e mantenendo sempre una prospettiva col mondo circostante, cose che non abbiamo potuto avere perché non dipendevano da noi: nel mio caso per esempio un? infanzia diversa o una diversa educazione o l?essere cresciuta in certi luoghi piuttosto che in altri, una a caso di queste tre opzioni andava bene, ovviamente se avessi potuto esercitare una scelta compatibile con la mia natura.
Doversi ricucire insieme, magari con gli stessi pezzi ma con sequenze alternative, tutti da soli non è uno scherzo!

Ad ogni modo non si può negare a Mary Shelley un certo cinismo da secondo millennio: Frankenstein fallisce perché sin dall?inizio ripudia il frutto dei suoi sforzi solo sulla base dell?aspetto fisico, perché la sua creatura è deforme,(ma si capisce che ho appena letto il libro?).
Qualunque riferimento alla nostra società o alla polica è puramente scontato.

Però, certe mie clienti sono così tirate che ho sempre il timore che se gli si strappa la cucitura sulla nuca gli parte la faccia, e ammetto che mi farebbe un po? schifo doverla raccogliere.

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Fuori nevica e ronfa…- felice non capodanno!


?Fuori nevica e ronfa.? come direbbe Linus.
Anche la graffetta di word sta sonnecchiando, ma ogni tanto si riscuote e mi bussa sullo schermo per controllare se per caso non mi sono addormentata.
Ma non mi sono addormentata, è solo che?(lo scrivo a bassa voce perché non voglio che si sappia in giro), è solo che stavo pensando.
E? da un po? che mi capita.
Pensavo che ieri siamo usciti prima perché era l?ultimo dell?anno, e che quello, come ogni anno, è l?unico vero momento in cui sento questa festa.
Si chiude prima, fuori le strade sono deserte, lucide e illuminate, tutti punti a loro favore, l?aria è fredda e punzecchiante.
Ma la cosa migliore è che io sono riuscita a schivare tutti gli inviti!
In trentaquattro anni alla fine questa lezione l?ho imparata.
Odio rimanere incastrata in qualche festa in cui da mezzanotte in poi mi sento presa in ostaggio, e odio iniziare l?anno annoiandomi a morte.
Così ho preso le mie precauzioni e adesso tutti pensano che ero alla festa di qualcun?altro, mentre, in realtà, io ho passato il mio Non Capodanno, come lo definisce il mio ex che ogni tanto ci azzecca, in compagnia di Han Solo e Luke Skywalker.
Sono andata a letto a mezzanotte e mezza e mi sono alzata a mezzogiorno e mezza, ormai sono vecchia e mi ci vuole un po? per riprendermi dalla maratona natalizia.
E mi sono ritrovata a pensare, di nuovo!
Pensavo che ieri, come sono arrivata a casa, maman mi ha seguita in camera con un giornale e mi ha detto:?Guarda che bella, appena l?ho vista ho pensato che ha la tua stessa espressione.? E mi mostra la foto di Keela, una springer spaniel di 16 mesi, cagnetta prodigio della polizia inglese.
Ha un?espressione pensierosa e orecchie al vento.
?Ha la tua stessa faccia.? Ha continuato:?Domani ritaglio la foto e la incornicio.?
La cosa mi ha lasciata un po? preoccupata: non per il fatto che mia madre mi abbia trovato una rassomiglianza con un quadrupede, io adoro i quadrupedi di qualunque genere, ma per il timore che adesso si lanci a cercare la versione canina o felina, equina etc etc di ogni membro della famiglia.
Non siamo nuovi a certe cose, ma un primo dell?anno all?insegna dell?eccentricità sarebbe un po? troppo impegnativo per me, almeno per adesso!

Dunque è il primo gennaio duemilasei, e io non ho fatto alcun proposito, non li faccio mai perché tanto poi me li scordo, però avevo in mente una cosetta da un po?: una passeggiata di capodanno, su suggerimento di Charlie Brown.(ebbene si, tanti sono in grado di citare wittgenstein, kant, hegel o altri filosofi io devo limitarmi ai Peanuts).
Così prendo su il Pannolo, gli metto il cappotto, il Pannolo soffre di zoppia a freddo o qualcosa del genere, e lo arruolo per la passeggiata.
Morale: ci mettiamo tre quarti d?ora solo per uscire dal condominio!
Il Pannolo, che uscirebbe anche con un uragano, è annichilito dai botti che si sentono ancora in lontananza.
Finalmente sul marciapiede i rari passanti ci ridono dietro: ci sono io tutta imbacuccata nel piumino bianco che mi hanno regalato i miei e che mi fa sembrare una pupazza di neve, o meglio una pazza di neve, che all?inizio esorto e poi letteralmente prego un cane con il cappotto di muovere qualche passo, così come deve avere fatto Heidi con Clara.
Anche qui niente di nuovo, è solo una variazione del tema principale, di solito ci vedono esortarlo e poi pregarlo di fare la cacca, dopo due ore che è stato in giro ma non si è deciso!

Il marciapiede è in parte coperto di neve e in parte ghiacciato, ma ha di bello che luccica come se fosse cosparso di lustrini.
Camminiamo lentamente con il Pannolo che a ogni botto si frizza sul posto come se fosse vittima di un incantesimo bloccante,( a proposito sta per uscire il nuovo Harry Potter), e ogni volta che rischio di scivolare via un pensiero bussa alla mia mente.
Una cosa che non mi riesce di fare.
Non parlo di un?attività piacevole, beh molto più che piacevole, e molto celebrata, da cui ormai è un po? che mi astengo, purtroppo.
(Non per mancanza di offerte, devo ammettere, e neanche per snobismo, ma è che sono un po? stufa di attirare solo uomini che sembrano usciti dai Natali dei Vanzina, è una maledizione che mi porto dietro e che spero quest?anno finisca.)
No, è che non mi riesce di andare a pattinare.
E? un?idea che mi ha sempre affascinata, fin da piccole io e mia sorella Sadako seguivamo le esibizioni in tivù, questi fantastici balletti sul ghiaccio; e ogni volta che in un film americano si vede due che pattinano, il che capita piuttosto spesso, penso a quanto mi piacerebbe.
Ci ho provato solo due volte, ma anche qui devo avere addosso un qualche sortilegio:
la prima volta era pattinaggio a rotelle, ci sono andata con degli amici più o meno duecento anni fa mentre ero in vacanza al mare, avevo appena raggiunto una specie di equilibrio che un tale perde il suo e mi trascina in una rovinosa caduta in cui uno spesso strato di pellicola dermica del mio ginocchio rimane sulla pista,(ecco perché usano le ginocchiere!), ricordo ancora che un dottore africano che c?era in hotel mi accusò con disgusto di essermi fatta un bendaggio da quinto mondo e me lo rifece lui!;
la seconda volta è stata cinque o sei anni fa, sempre un primo gennaio, però su una pista su ghiaccio, in cui non faccio in tempo ad entrare perché vengo immediatamente trascinata a terra, di nuovo, da un estraneo, e il resto del tempo l?ho passato tentando di trovare un compromesso tra il mio baricentro e il ghiaccio, esortata in modo incessante e assillante da una conoscente, nello stesso modo in cui io esorto il Pannolo, a trovare un equilibrio interiore!!!
Cosa che, suppongo, potrà accadere solo verso la metà del secolo, se ci sarò ancora!
Ecco il mio desiderio per quest?anno, non il primo, il primo è quello di poter mettere felicemente fine alla mia clausura sessuale.
Andare a pattinare sul ghiaccio senza essere sbattuta a terra o tormentata è un desiderio che mi auguro di poter realizzare!
Tra i due mi sembra quello più facile da ottenere.
Ma forse no!
Buon Non Capodanno a tutti!!

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