Archive forNovembre 2004

Lettera al vecchio Pancione

Caro Babbo Natale, ecco le cose vorrei quest’anno:
- impedisci per favore alle renne di mangiare i gerani di mia mamma quando ti fermi a mezz’aria in prossimità del nostro balcone,è una cosa che prostra il suo pollice verde;
- vuoi stare attento a non fare troppo rumore quando sbarchi? il Natale scorso hai svegliato Mr Pannolino che ha ululato per tutta la notte;
- se il latte e i biscotti che lasciamo sul davanzale non sono di tuo gradimento, per favore non vomitarli sul balcone, quello della nostra vicina è più idoneo;
- nell’aprire la porta finestra, stai attento a non abbattere l’albero, abbiamo dovuto ricomprare tutte le palline, che, naturalmente, ti addebiteremo;
- e per favore, se inciampi, evita di trascinare nella tua rovinosa caduta anche la Sacra Famiglia, abbiamo dovuto ricomporre anche quella!;
- se devi proprio cucinare dopo ricordati di lavare i piatti;
- e non è divertente riempire tutte le calze appese di gorgonzola, carnevale viene a febbraio;
- non lasciare i tuoi calzini sporchi nella cuccia di Mr Pannolino, a marzo era ancora convinto di essere una renna;
- ma soprattutto, ti prego, butta via la lettera che ti ho scritto quando avevo dieci anni, non saprei proprio cosa farmene della ventitreesima Barbie Fior di Pesca!
tua ButterScrooge.

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A family affair – l’albero degli impiccati


L’altra sera, rientrando da una cena di compleanno, passo davanti alla camera di mia nonna, che, come di regola, mi chiama.
Accendo la sua luce e faccio capolino, lei tira su dal letto solo la testa, in una scena degna dei film horror, e mi dice:”lo sai dove sto andando?” e io rispondo:”Si, nell’aldilà, quando arrivi mandaci una cartolina.” di solito lei evoca la morte, ma stavolta naturalmente no! Infatti mi guarda un po’ stranita e dice:”No, vado in clinica, volevo solo che tu lo sapessi.”
E pensare che io stavo per aggiungere di salutarci il levriero defunto di mio zio, una volta arrivata!
Vabbe’.
All’improvviso, mentre mi spoglio, mi viene in mente che la prima cosa che ho sentito quella stessa mattina mentre facevo colazione era una canzone dal titolo “Iodellavitanonhocapitouncazzo”, scritto proprio così,che se una/o ci pensa si può pronunciare quasi come un mantra, così come la vecchia Mary Poppins ripeteva “Supercalifragilisticoespiralidoso”.
La triste verità è che quel titolo, la canzone non l’ho ascoltata perchè mi sono fatta traviare da Robbie Williams a torso nudo su AllMusic,e che questa è la triste verità.
Allora mi sono domandata: quanto della nostra vita dipende dal modo e dalla famiglia in cui si è cresciuti?
Nella mia famiglia siamo tutti un po’ sui generis.
Mia madre, come mia zia, sua sorella, è una specie di tornado.
Suppongo dipenda dall’aver avuto una vita difficile, entrambe, ad ogni modo, hanno ben chiaro cosa per loro è importante e cosa non lo è.
Sono due donne molto aperte e nello stesso tempo dei muri invalicabili, non per i figli per fortuna, ed entrambe sono una fonte inesauribile di idee.
Per questo semestre, per esempio, casa mia ha tutte le pareti di un colore diverso dall’altro, una buona percentuale dei nostri mobili è diventata blu puffo, e ci sono insetti di plastica e rametti di alberi conficcati nelle nostre pareti (giuro! dei finti insetti sono io la pusher.)
Un anno aveva cominciato una collezione di clown, perciò continuavano a pioverci addosso clown di tutte le specie, statuine, pupazzi, peluche…
Poi è morto l’albero di Natale.
Dopo che sono caduti tutti gli aghi e quel povero fantasma di albero ci guardava piangendo su suo destino, mia madre ha pensato che forse i clown avrebbero potuto dargli nuova linfa, cosi ha appeso per la collottola tutti quelli che è riuscita, e si è anche stizzita quando io e mia sorella le abbiamo chiesto perchè non ci ha invitato all’esecuzione.
Ad ogni modo, l’albero degli impiccati ci ha fatto compagnia per un bimestre, finche i rami non hanno cominciato a cadere e un clown si è rotto la testa.
La mia genitrice riesce a farsi degli amici con molta facilità, ma poi non ha voglia di starci dietro, cosa che sia io che mia sorella abbiamo assorbito.
Quando impari a star bene da solo, il che è comunque una fortuna, vieni penalizzato dal fatto che molte cose ti sembrano relative. Non ti sottoponi a lunghe ed estenuanti serate pur di stare in compagnia, e di conseguenza non riesci a piegarti a tutta una serie di convenzioni sociali.
Per esempio i fidanzati di mia sorella, il cui nome d’arte è Sadako, finiscono sempre col passare un sacco di tempo da soli, perchè a lei piace fare le cose per conto suo: “in de per mi” sono le sue testuali parole.
Da parte mia, siccome non mi riesce di avere una vera relazione, sono le mie amiche che ne pagano le spese, ma ormai si sono abituate.
Inoltre ne’ io ne’ mia sorella abbiamo mai avuto il mito del principe azzurro, perchè fin da quando siamo state capaci di intendere il mantra di maman è stato:”megliocentoamanticheunmarito”.
Così alla fine ho dedotto che se io e Sadako siamo come siamo, (e per la maggior parte di quelli che ci conoscono e che magari ci amano anche, siamo fatte strane), il merito è di mammà.
Che se fosse nata in altri tempi avrebbe potuto essere un’amazzone,o una pioniera.
E che in questi tempi potrebbe diventare un pericolo pubblico, se non fosse un po’ avanti con gli anni.

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Baci Punitivi (Sotto il cielo delle Hawaii)


Vorrei dare un consiglio a tutti gli appartenenti al genere maschile in vena di farsi quattro sane risate: datevi alla letteratura sentimentale!
Certo bisogna essere in grado di attuare una poderosa sospensione di incredulità e avere nervi MOLTO saldi, ma se queste due condizioni sono presenti scoprirete che i romanzi d’amore sono davvero spassosi!
In quelli più economici, che sono in vendita nelle edicole, l’intreccio (?) è di tragica semplicità:
- lei ha ventanni, se ne ha di più è una mamma single con marmocchio/a petulante al seguito, lui ne ha sempre il doppio, di anni non di marmocchi;
- lei è bella e com’è ovvio una completa idiota, lui è molto ricco;
- lui, sempre deluso o scottato dal gentil sesso, la tratta con arroganza o con fare paterno, anche se, è logico, in realtà ha un debole per lei;
- lei è una completa idiota;
- ad un certo punto della trama, cioè a metà libro, si crea un’equivoco con uno spasimante indesiderato, che si risolve con una dichiarazione di amore eterno. Fine.
Anzi no, ho dimenticato una fase fondamentale dello svolgimento, ovvero il Bacio Punitivo. Giuro che le merita le maiuscole.
Il Bacio Punitivo è quello che lui somministra a lei per rimetterla al suo posto l’unica volta in cui lei si rende conto di esistere.
In pratica l’afferra per le spalle e la bacia con la forza e con disprezzo(sic!), e l’unica reazione che ha lei è di un tremolio diffuso e di eccitazione sotterranea.Punto. Se fosse successo a me il malcapitato sarebbe dovuto andare in giro con un labbro rotto o un occhio nero, perciò suppongo che nessuno si ispirerà mai alla sottoscritta per scrivere un romanzo rosa, sarà difficile farsene una ragione, ma ci proverò…
Ad ogni modo il Bacio Punitivo è una cosa che ha sempre fatto sganasciare me e mia sorella, che da ragazzine leggevamo questi libri per mettere alla prova il nostro sistema nervoso.
Anche le scene erotiche sono comiche così piene di metafore e virilità, estasi e carni tremanti e singhiozzi di piacere.
E pensare che uno di questi stupidi libri l’ho dovuto comprare per ben tre volte, dico tre, nell’arco di quindici anni.
Era finito a casa mia tramite una compagna di scuola, io e mia sorella abbiamo leggiucchiato le parti più comiche e dopo averlo abbandonato al suo destino, non sono libri che richiedono restituzione, il maledetto finisce sotto gli occhi di mia nonna.
Lo giro ad un’altra compagna, le mie compagne di classe li divoravano, e dopo qualche mese mia nonna mi chiede dov’è finito quel romanzo che le piaceva tanto.
Siccome ormai avevo lasciato quella scuola e non avevo possibilità di recuperarlo ho cominciato a setacciare tutti i negozi e bancarelle di libri usati sperando di ritrovarlo, ho un colpo di fortuna e torno a casa trionfante con un libro che non vale una cicca.
Che per colmo di sventura ho dovuto ricomprare l’anno scorso dopo che era stato innavertitamente buttato via, di nuovo, gettando nello sconforto la mia nonna ormai novantenne schiava intossicata di un titolo come “Sotto il cielo delle Hawaii”.
Non è facile scovare un libercolo che non è mai stato ristampato a distanza di tre lustri dalla sua uscita, questo fa di me quasi un’investigatrice dell’occulto!
Per quelli che invece vogliono seriamente cimentarsi nel genere ci sono i romanzi meno economici, che hanno trame più intricate, personaggi più variegati ma che corrispondono sempre allo stereotipo:
- lei è bella e un po’ meno idiota, una povera che si riscatta (ma da che?) o una donna in carriera;
- lui è ricco di famiglia, o un self made man, o, più spesso, un proprietario terriero, come nell’ottocento.
E dopo varie disavventure in puro stile soap opera si mettono insieme.
Quelli a sfondo storico sono anche più inquietanti, con un tasso di inverosimiglianza da far concorrenza a qualsiasi filone surrealista.
Ma tutti sono capolavori di comicità involontaria!
Perciò, uomini, se volete provare nuovi brividi buttatevi, dopo potrete rifarvi la bocca, e il cervello, leggendo “Fight Club”, o “L’ombra dello scorpione”.
E sarete gli unici uomini in grado di capire cosa intendeva Stephen King quando ha detto che per lui l’inferno è una sconfinata biblioteca piena solo di romanzi di Danielle Steele.
Io sto ancora tremando.

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A Bug’s life – capitolo due


Qualche anno dopo la prematura dipartita del nostro piccolo esploratore io e la stessa amica, il cui nome d’arte è Grace, eravamo in vacanza in Grecia, e una mattina, più o meno verso le otto il che per me equivale all’alba, vengo svegliata da un sussurro:” Su vattene.” bisbigliava Grace in tono perentorio:”Esci. Va via.” e avanti così per un po’.
Allora penso che ha introdotto clandestinamente un uomo nella stanza, anche se avrei dovuto accorgermene, visto che dormivamo in un letto matrimoniale, così mi giro e la trovo inginocchiata sul letto che guarda di sotto.
Insomma uno scarafaggio (sempre loro, questi cari piccoli imprudenti, ora so perchè i quattro di Liverpool hanno scelto questo nome) grosso come una palla da baseball, camminava ticchettando qua e là per la stanza, seminando il panico tra di noi che, in preda a risa convulse, cercavamo di invitarlo fuori a parole, lo screanzato!
Dopo vari tentativi di spingerlo verso la porta finestra usando con la dovuta delicatezza alcune riviste,tentativi a cui lui reagiva incamminandosi con nostro sommo sconforto nella direzione opposta, e alla fine incuneandosi in un angolo, decidemmo di ricorrere alla donna delle pulizie che stava spazzando la terrazza.
La signora, che parlava solo greco, non potè, ovviamente capire un’acca di quello che stavamo provando a comunicarle a gesti, anche in due era difficile riuscire a mimare un concetto come:”Signora, c’è il figlio minore di un T-rex nella nostra stanza, vorrebbe gentilmente spingerlo fuori con la sua scopa senza ucciderlo?”
Così, dopo cinque minuti in cui io e Grace eravamo quasi andate in apnea a furia di ridere, alla signora si è illuminato lo sguardo, ci ha detto qualcosa in greco e si è lanciata all’interno, uscendo dopo qualche secondo scopando via i resti del nostro piccolo intruso.
Evidentemente l’aveva intravisto e aveva dedotto che non eravamo due imbecilli naturali ma che era stato lui a scatenare il tutto.
Il non essere riuscita a salvare queste creature, com’è ovvio e forse giusto, ha innescato una reazione a catena nel mio già scombinato karma, per cui sono stata fatta oggetto dei seguenti attacchi:
- un’ape e una falena hanno deciso di suicidarmisi addosso, la prima mi è morta tra i capelli la seconda si è spalmata sulla mia gamba(bleah);
- un ragno, so che è un’ aracnide e non un insetto ma tant’è, che dimorava in camera mia, mi ha punto, causandomi un bozzo così grande su un fianco, che non ho resistito a mostrartlo in giro nonostante il dileggio degli altri aiutanti;
- a fine estate, al parco, sono stata attaccata a volo radente da una grossa farfalla, giuro che è vero, che dopo diverse picchiate si è abbattuta sulla mia fronte! poi ho scoperto che era maschio e che nell’ambiente era conosciuta come “Barone Rosso”;
Tutto questo mi aveva indotto a trovare un po’ di coraggio, e di tentare di rimettere in libertà una cimice che si era attaccata alla lancetta dei minuti del nostro orologio da cucina, e aveva già fatto il giro un paio di volte, forse pensando che la sua vita tendeva a ripetersi. Così ero riuscita a farla salire su un tovagliolo di carta con l’intento di appoggiarla sul davanzale esterno della finestra, quando mi cade nella ciotola dell’acqua del cane, rimango a fissarla contrita per un minuto buono, e stavo già per prendere la ciotola e svuotarla nel bagno quando sotto i miei occhi sgomenti, la poveretta comincia a nuotare(!!) mostrando così il suo attaccamento alla vita.
E io sono dovuta ricorrere a mia sorella, di nuovo, che l’ha ripescata e salvata.
Insomma, io faccio del mio meglio, è forse colpa mia se sono tanto fragili? E’ questo che mi frega, la paura di romperli. Ora però mi sono attrezzata, giro sempre con una lente d’ingrandimento e una pinzetta rossa.
Insetti di tutto il mondo se avete bisogno di aiuto chiamatemi! E tenete sempre in tasca il numero del vostro medico!
Letture consigliate:La tela di Carlotta; La casa dove gli scarafaggi muoiono di vecchiaia.
Film consigliati: Microcosmos, Mimic, la Mosca, A Bug’s life,Z la formica.

Un piccolo post scriptum per il Grande Cocomero: Quando ho chiesto se fosse possibile avere il mare a Milano, non pensavo intendessi formarlo da zero con la pioggia!Perciò ritiro la mia richiesta. Grazie

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