Archive forOttobre 2004

A Bug’s life – prima parte


Io sono una grande amica degli insetti,ma solo virtualmente, purtroppo.
Non dico che vorrei essere come Phenomena, anche se avrebbe i suoi lati positivi, mi basterebbe vincere la tremenda repulsione che ho nei loro confronti.
Che trovo davvero irritante per almeno tre motivi:a) è una cosa da femminucce e io non sono mai stata una femminuccia;b) riuscire a toccarli è un’obbiettivo che perseguo da tempo ma che non mi riesce di conseguire;c) è difficile salvare qualcuno da morte certa se non riesci a toccarlo.
Così, ieri sera, ho dovuto chiamare mia sorella per liberare una cimice che con aria scocciata mi fissava dal lavabo.
La mia cara sorella, rassegnata, l’ha sollevata delicatamente con un foglio di giornale e l’ha fatta accomodare fuori, e adieu.
Missione compiuta.
Da lei.
La mia carriera di salvatrice, più o meno virtuale, di insetti è iniziata nel lontano novecentottantaqualcosa, a dieci anni circa, quando ho atteso che uno scarafaggio attraversasse il mio cammino per poi vederlo finire sotto il piedaccio impietoso del mio genitore.
Ci sono rimasta malissimo! Insomma, non gli aveva fatto niente!
Non si può mica uccidere uno così, solo perchè è lento ad attraversare la strada!, altrimenti, con questo criterio, la mia clientela verrebbe dimezzata!
Ad ogni modo quell’esperienza, quella morte inutile, mi ha segnata e ho giurato che mai avrei ucciso un insetto, qualcuno deve pur stare dalla parte dei più piccoli.
Sfortunatamente quasi mai questa mia aspirazione è stata coronata da successo.
Qualche anno fa io e la mia migliore amica, (anche lei aiutante di Babbo Natale ora in congedo per aver sfornato due elfi a distanza ravvicinata), abbiamo scovato nel retro del laboratorio un piccolo e marroncino scarafaggio, che sprezzante di ogni rischio aveva deciso di fare un giro per il laboratorio, e abbiamo impiegato più di mezzora, utilizzando delle scopette da bambino, per indirizzarlo fuori ed evitare così che la capo aiutante lo spedisse anzitempo nel paradiso degli insetti.
La nostra capo aiutante ha un sacro orrore degli scarafaggi e quando ne trova uno inonda il laboratorio di insetticida con lo stesso impeto con cui certi aerei spargevano il D.D.T., così il nostro tentativo di salvarci i polmoni e di salvare la vita del piccolo ribelle ci parve ancora più nobile quando finalmente lo convincemmo a scendere il gradino di ingresso e a guadagnarsi la sua libertà.
Lo guardavamo trotterellare verso un buco nel marciapiede, fiere come due mamme che vedono il loro pargolo fare i primi passi, quando un tipo spuntato dal nulla, con le mani sui fianchi e l’aria compiaciuta, forse era un entomologo in incognito, ci si para davanti e dice:- Brave! Lo sapete che gli scarafaggi sono tra le forme di vità più perfette? Hanno raggiunto il massimo dell’evoluzione già ai tempi dei dinosauri!-
In quello stesso istante, non abbiamo neanche fatto in tempo a rispondere, un bipede della specie homo sapiens, che era ben lontano dall’aver raggiunto il top della sua evoluzione personale, ha gridato:-Ahhhh uno scarrafone!- e crac, l’ha schiacciato.
Lasciando noi tre basiti.
Il nostro pargolo….

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Caro Grande Cocomero

Caro Grande Cocomero,
per questo Halloween vorrei:
- che i cani portino al guinzaglio i loro padroni strattonandoli quando devono fare pipì, possibilmente con museruola;
- che i bambini obblighino i loro genitori a mangiare verdure disgustose e a fare in fretta in tutte le occasioni;
- essere invisibile per un giorno intero;
- che i politici, la stampa e i pubblicitari non riescano più a mentire;
- che le banche diventino oneste;
- che Thelma e Louise abbia un lieto fine;
- avere a mia disposizione Disneyland per una settimana e portarci poche e selezionate persone;
- andare alle Hawaii;
- avere un cinema privato;
- che, contravvenendo al famoso detto, l’erba cattiva finalmente muoia;
- saper menar le mani;
- avere un Terminator personale o in alternativa un Alien come animaletto domestico;
- ballare come Gene Kelly;
- sapere se gli alieni sono già sbarcati, spiegherebbe diverse cose sui miei clienti;
- che i capi di stato siano costretti a prendere parte di persona alle loro guerre;
- che gli stilisti siano costretti ad indossare le loro creazioni;
- avere una macchina per fare lo zucchero filato;
e soprattutto, caro Grande Cocomero fai che quest’anno Babbo Natale rimanga bloccato in qualche camino!
Ho intenzione di prendere il potere….
firmato: l’Aiutante di Babbo Natale

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Mala educazione


E’ incredibile come riescano a farti odiare le buone maniere.
E’ una lunga sequela di divieti che ti viene snocciolata dall’infanzia e non cessa di perseguitarti nemmeno nella vita adulta.
Per esempio: non mettere i gomiti sul tavolo è una delle più gettonate, e io vorrei sapere perchè non posso mettere i gomiti sul tavolo, a chi arreco danno?
Seguono quelle riservate ai bambini, che io detesto sommamente e che fanno apparire i genitori dei pappagalli e i figli dei mocciosi ostinati, però io sono dalla parte di questi ultimi,ingiunzioni come:
- dì grazie;
- dì prego;
- saluta;
- ti si deve vedere ma non sentire;
- non toccare;
ascoltate cinquecento volte al giorno porterebbero sull’orlo di una crisi di nervi chiunque.
Io ci ho messo un sacco di tempo a diseducarmi,tra le altre cose adesso metto i gomiti sul tavolo, mi gratto la testa (chissà perchè ai miei tempi era considerato maleducato), sbadiglio senza mettere la mano davanti, e spesso, se si tratta di qualcuno che continuo a trovarmi di fronte, evito di salutarlo a ripetizione.
Cosa che in molti fanno.
E’ chiaro che ci sono delle controindicazioni: il mio collega Fantasma dei Natali Futuri non si siede più vicino a me a pranzo dalla volta che mi è scappata di mano la pizza, e un paio di nocciolini delle olive sono finiti nel suo piatto, ma posso sopravvivere.
Inutile dire che i vari manuali del galateo e del bon ton mi sembrano solo un cumulo di insulsaggini adatte a gente che non ha niente a cui pensare, come i Re e le Regine, o chi ne fa la veci.
Forse è una mia illusione, ma nella maggior parte dei casi mi sembra che il buon senso o la logica possano bastare.
Chi se ne frega di chi deve salutare per primo? O della disposizione delle posate?
E se non capisco cosa mi dicono non abbozzo facendo finta di niente, ma chiedo di ripetere.
Perchè pare una scortesia chiedere di ripetere?
Perchè la buona educazione si è ridotta ad una semplice patina che serve a salvare le apparenze, quando invece la gran parte della gente gira con un coltello tra i denti, ed è quasi sempre sgarbata?
Non so, forse è solo la donna primitiva che è in me che parla, anzi che scrive.
O forse sono solo maleducata.
Finalmente.
Ah, un’ultima cosa, le ultime due raccomandazioni dirette ai bambini, dovrebbero essere una legge ma solo per i grandi.

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Letargo

Invidio certe abitudini ai vampiri e agli animali, invidio le vicende di alcune delle principesse delle favole, invidio le vicende delle protagoniste di molti telefilm e film, e invidio perfino il tasto reset sul computer.
Ai vampiri invidio il rintanarsi nella bara, agli animali il letargo, alle principesse, Biancaneve e la Bella Addormentata, di dormire indisturbate per diversi anni, a Buffy e a Ripley di essere morte e poi risorte, anche se in circostanze sempre tormentate, e al computer di potersi resettare.
Perchè non posso assentarmi per un po’?
Non voglio morire e non sono depressa, anzi, io sono quasi sempre di buonumore, ma perchè non posso stare in animazione sospesa per un po’?
Perchè non posso resettarmi?
E ne ho bisogno perchè anche se dal di fuori sembro serafica e tranquilla, è da tutta la vita che sono in tumulto, e non ne posso più, e non so come fermarmi. E se non mi fermo ho paura che esploderò e di me non rimarrà più niente.
E siccome finalmente sto cominciando ad uscire dalle profondità marine in cui mi ero immersa, mi seccherebbe esplodere proprio adesso.
Finalmente comincio a vedere il panorama con chiarezza, ma non posso osservarlo nei dettagli perchè sono da sempre impegnata in un costante viaggio sulle montagne russe.
E sono stanca, e se riesco a scendere la prossima volta non ci risalgo più.
Ma non so scendere, non so come schiacciare il mio personale tasto di stop, o meglio, di reset.
Se potessi chiudere gli occhi per un po’, ascoltare solo il silenzio, non pensare e non fare niente per un po’ di tempo, forse potrei farcela.
Ma non so se è possibile.
A quanto pare sono uscita dalle profondità marine per fiondarmi direttamente nello spazio, col rischio di disintegrarmi nell’atmosfera.
E l’unica cosa che chiedo è un po’ di letargo.

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Tyler l’orso

Quando sono nata avevo cento anni e adesso, di colpo, ne ho otto.
Ne ho otto e Tyler non fa altro che chiamarmi dal cassetto dove abita.
Tyler ha cominciato a chiamarmi il giorno stesso in cui è giunto nel laboratorio di Babbo Natale; mentre verificavo che la sua salopette a righe bianche e blu si togliesse e mettesse con facilità, (praticamente è impossibile togliergliela, giusta per ledere il sistema nervoso dei bambini), ha cominciato a parlarmi, a dirmi che voleva venire a casa con me, che non voleva finire nel mucchio con gli altri e che si sarebbe buttato giù dallo scaffale fino a coprirsi tutto di polvere a meno che non lo avessi accontentato.
Alla fine ho ceduto, ho preso quello stupido orso di pezza, l’ho portato a casa e sbattuto in un cassetto.
Questo è accaduto circa cinque o sei anni fa, allora non avevo ancora otto anni, ma sedici o diciassette, quando si fa tutto all’incontrario è difficile calcolare giusto, e quello era solo uno dei tanti orsi di pezza e senza nome.
Fino all’altra notte, in cui l’ho sentito chiamare dal cassetto, si annoiava e voleva venire a dormire con me, avrebbe potuto entrare in qualcuno dei miei labirinti notturni e così avrebbe passato un po’ di tempo, si è anche preso l’incarico di svegliarmi in caso di incubo.
E adesso Tyler parla un sacco e non mi riesce di farlo star zitto, mi dice guarda questo e guarda quello, vuole che gli legga certi libri, e che veda certi film, e non fa che tormentarmi e urlare e cantare canzoni di sua invenzione e ballare come un orso matto.
E io mi sono chiesta, dov’era Tyler quando otto anni li avevo davvero?
E’ dura dover convivere con una ragazzina che ha perso il suo orso, ma è dura anche dover convivere con una ragazzina che l’ha ritrovato.
Per questo l’ho chiamato Tyler.
Spero solo di non finire come il protagonista di Fight Club.

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L’aiutante di Babbo Natale sta per disertare


Il mio lavoro è fare l’aiutante di Babbo Natale.
Senza scherzi. Tutto quello che c’è dietro la furibonda, fantasmagorica e ormai pagana sarabanda del Natale viene organizzato con il contributo mio e di altri sventurati elfi o folletti, costretti a smontare e montare tricicli e monopattini;
costruire fattorie, scuderie,garage, aeroporti, case di bambole;
pettinare le bambole, vestirle o svestirle(ogni tanto mi capita di pulirle con le salviette per il culetto dei bambini, che odorano anche di culetto di bambini);
arredare le casette in miniatura;
riordinare animali di plastica indisciplinati;
riavviare le criniere di cavalli di stoffa;
mettere pace tra le bizzose marionette del teatrino, che nell’ansia di fare la primadonna finiscono con l’ingarbugliare i fili tra loro;
rincorrere i vari personaggi delle fiabe, che oltre a perdere la scarpetta, come da tradizione, sono usi dimenticare cappuccetti rossi, corone, mantelli, mele avvelenate, rospi e via dicendo.
Siamo una piccola armata dotata di cacciaviti, pettini, salviette umidificate, forbici( per le marionette, a volte è impossibile trovare il bandolo della matassa), che entra in subbuglio già a settembre.
Perchè Babbo Natale è un datore di lavoro esigente e tutto deve essere pronto per quando passa a ritirare il carico con la sua slitta, ma non finisce qui, per lavorare per lui devi anche conoscere la lingua dei bambini, perciò devi ricavare del tempo per fare la conoscenza di Pippi Calzelunghe, Winnie the Pooh, Babar, Miss Bianca,il Grinch, il Gatto col Cappello Matto, Alice, Dorothy, Peter Pan, le fiabe tradizionali, storie di magia….
Una volta, mentre montavo un grosso mappamondo a tasselli, cosa che non auguro a nessuno, mi si è avvicinato un ragazzino sui dodici anni che con aria cospiratoria, agente Mulder docet, mi ha detto:- Mi sono sempre chiesto chi c’era dietro.- e per un attimo ho temuto che la mia copertura fosse saltata e che Babbo Natale mi avrebbe cacciata via.
Anche se per la verità il Grande Cocomero mi ha assicurato che non appena Halloween attecchirà in Italia in maniera un po’ più sostanziosa mi prenderà a lavorare per lui, e allora saranno scope volanti, zucche fatate, gatti neri, dolcetti o scherzetti, mostri, vampiri, lupi mannari, notti buie e tempestose, insomma un po’ più vicino al mio gusto per il grottesco!
Il mio collega Fantasma dei Natali Futuri mi ha chiesto di mettere una buona parola anche per lui, stufo di Panettoni e Pandori e di decorazioni.
Dopotutto se deve essere una festa pagana, allora che lo sia sul serio.

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Supernonna (o giovane dinosaura?)


L’altra mattina me ne andavo al lavoro sul mio autobus semivuoto, seduta, guardando fuori dal finestrino, con la musica che dagli auricolari mi passava direttamente nel cervello.
Già capita spesso che nella vita io mi muova un po’ come MrMagoo, la mattina poi il mio rendimento, nonostante l’ora relativamente tarda, è minimo, così non mi accorgo che all’improvviso, cosa del tutto inusuale nel mio orario, l’autobus si riempie.
A rendermene consapevole è uno strattone, mi giro e vedo che una supervecchietta di almeno duemila anni, tutta ricciolini, rossetto luccicante e bastone, mi si è aggrappata al braccio tipo bradipo.
Con un gran sorriso a cinquanta carati che sovrasta la sua esile persona mi grida:- Signorinabella, mi farebbe sedere, ho un lungo tragitto da fare.-
Io le cedo volentieri il posto, lei salta su agile come una scimmia e sempre urlando mi dice:- Adesso mi faccia sentire la borsa.- e in un baleno afferra il mio zaino e comincia a sbatacchiarlo su e giù:-E’ pesante.- mi urla:- Lo tengo qua io.- e togliendomelo di mano se lo piazza sulle sue gambette.-
Ora, il mio zaino era pesante perchè oltre al mio kit di sopravvivenza metropolitana(libro, walkman etc etc), conteneva una bottiglia da un litro e mezzo di te freddo, per sopravvivere al lavoro, per di più gelata, perchè fino all’ultimo l’avevo tenuta in frigo, e siccome la supervecchietta doveva essere una parente stretta di Tutankhamen ero preoccupata che magari il peso e il freddo le addormentassero o indolenzissero le gambe, cosicchè non sarebbe più riuscita ad alzarsi e avrebbe dovuto fare il giro intero con l’autobus chissà quante volte prima di riuscire a scendere!!!
Quindi cerco di riprenderlo, dicendole che l’avrei tenuto sulle spalle, ma lei con una forza insospettata e sotto lo sguardo divertito degli altri passeggeri, comincia a tirarlo verso di sè urlando:- Ci mancherebbe altro, mi ha già lasciato il posto. E poi è pesante!-
Ci riprovo e lei lo tira di nuovo:- Non si preoccupi.- mi urla.
Tento un’ennesima sortita e PUM, mi arriva una sberla sulla mano, come se avessi dieci anni:- Ora basta, cara.- mi avvisa, e io smetto per paura che mi meni sul serio.
E poi mi viene da ridere, ecco che la mia buona azione trimestrale,(una buona azione ogni tre mesi è tutto quello che può sopportare il mio piccolo cuore di Grinch) è diventata freak.
Temo per la prossima, cosa mi riserverà il futuro? Un nonno canguro che tira pugni e calci?
E a proposito, domenica, mentre rientravo a casa, era pomeriggio, scendendo le scale del condominio incappo in una bambina sconosciuta di non più di quattro anni che per un qualche motivo noto solo a lei mi dice:- Ti stavo aspettando.- e mi si attacca ad un gamba.
Io non riesco a persuaderla e così mi tocca scendere le scale con lei
appiccicata alla gamba.
Ad un certo punto mi molla e corre via salutandomi con la mano!Chi era? Boh. E mi viene il nervoso: gli x-files dell’agente Mulder erano più
stimolanti.

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Ieri sembravo Mulan


“Tu mi ricordi qualcuno” è la frase che mi sento ripetere più spesso quando conosco qualche persona nuova, uomo o donna che sia.
Come ho già accennato in un altro post, in genere ricordo una qualche attrice non meglio precisata, è sufficiente che abbia capelli lunghi e scuri, da Andie MacDowell a Sandra Bullock per fare due nomi, anche se giuro non assomiglio a nessuna delle due, (magari), è proprio solo una questione di capelli;
oppure evoco paragoni etnici, da piccola pensavano mi avessero adottata, e in genere spazio dalle Hawaii agli indiani d’america, i famosi pellerossa;
altra categoria, le Barbie con i capelli scuri, anche in questo caso per la maggior parte etniche, tempo fa un tizio era smanioso di giurarmi sulla Bibbia che ero spiccicata alla Barbie eschimese di sua sorella( così ho scoperto che eravamo almeno in due a possederla).
Ma ieri ho valicato un’altra frontiera, quella del mondo Disneyano, anche se ero gia passata per Cartoonia, alle superiori secondo una mia compagna ero uguale a una delle sorelle di “Occhi di gatto”, il tipo, presentatomi da una mia amica, era bello indeciso ma a quanto pareva aveva una vasta competenza in materia: così dopo averci riflettuto e aver scartato Belle, troppo castana troppo poco mora, e anche Yasmine, troppo olivastra, e pure Biancaneve, capelli corti e troppo anni quaranta, per fortuna,ha ristretto la cerchia a Esmeralda, Pocahontas e Mulan.
Esmeralda poteva andare, avevo anche gli orecchini a cerchio, ma io non ho gli occhi verdi; Pocahontas era perfetta per i capelli ma io non ho un’aria così soave (??!!),sto citando testualmente non si è nemmeno accorto della gaffe, Mulan invece era perfetta.
Cosi ho pensato che era perfetta anche per me, perchè se non erro ad un certo punto del film, impugnava una spada…
Ad ogni modo resto convinta che questa tendenza ad accostarmi ad una qualsiasi creatura femminile su due gambe che abbia capelli lunghi e scuri,l’abbia inaugurata mio padre quando sono venuta al mondo, dandomi il nome che la sua attrice prediletta portava in un film, con il beneplacito di mia madre, era il genere di attrice che piace parecchio anche alle donne, (ma giuro che non mi chiamo ne’ Gilda ne’ Cleopatra).
Mio padre avrebbe desiderato che accentuassi una remotissima somiglianza con l’attrice in questione, vestendomi e pettinandomi in maniera del tutto diversa, speranza che avrebbe ragionevolmente dovuto infrangersi quando a tredici anni ho fatto il mio glorioso ingresso nel variopinto mondo delle personalità disturbate, ma che so continua a nutrire in fondo al cuore, destinata ad eterna frustrazione, specie perchè non sono mai stata la figlia che voleva.
Per finire mi torna in mente che ero già stata dalle parti di Topolino & Co, come Giglio Tigrato, l’indiana di Peter Pan, ma soprattutto, da ragazzina, come Mowgli, come mi chiamava mio zio per via dei capelli allora tagliati a caschetto ma come sempre disordinati.
Ecco, forse Mowgli è quello in cui mi riconosco di più.

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Due giorni scorbutici consumati, me ne restano altri 38

Sono due giorni che ho le palle girate.
Se fossi la Lucy dei Peanuts questi sarebbero i miei giorni scorbutici.
Sono stanca, tesa, e inversa e vedo che le mie colleghe mi girano al largo o perlomeno non tirano troppo la corda, tranne il mio collega “fantasma dei natali futuri” che non si è accorto di niente perchè è al di sopra delle parti.
Ieri ho anche litigato con il capo, che più che altro è un’amica, e oggi non ho fatto nessuno sforzo per riconciliarmi e non è da me.
Sono stufa.
Sono stufa perchè quello che per le altre persone è normale, io lo devo acquisire, non capisco le cose che la gente fa e perchè le fa, e questo mi confonde, ci sono dei concetti mi sono del tutto estranei e con cui non riesco a familiarizzare, o forse non ne ho più voglia.
Forse ormai sono troppo vecchia.
Mi conforta un po’ il pensiero che il luogo dove lavoro è un vero e proprio serraglio, sono anni che non assumiamo qualcuno che sia “normale”, tutti sopra o sotto le righe, non ci si annoia mai, però può risultare disorientante.
E io sono così stanca, sono anni che lotto se non altro per riuscire a capire un po’ meglio l’umanità, diciamo così, ma ultimamente mi capita di pensare che forse, dopotutto potrei gettare la spugna.
E che poi, magari, non c’è niente da capire.
E che forse, da piccola, ho preso una botta in testa di troppo.

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