Archive forLuglio 2004

Coperte di Linus e orsi a tre gambe

Mi piacerebbe sapere quali sono le più comuni coperte di Linus.
A cosa si ricorre di più nei momenti di crisi lieve o profonda che sia?
Canzoni, libri, film, peluches, bambole, vere coperte, oggetti vari…
In cosa si trova conforto, o anche solo un modo per svuotare la mente, tirare il fiato e fare il punto della situazione?
Io e la mia migliore amica usiamo libri e film, lei ha macinato “It” di Stephen King fino a ridurlo in poltiglia,( e siccome era il mio alla fine ha voluto ricomprarmelo a tutti i costi!) insieme ad altri libri, io ho polverizzato i cinque di cui avevo precedentemente parlato, più diversi altri tra cui alcuni libri per ragazzi, che sono un balsamo per l’infante dentro di noi. P.S. per chi è interessato posso fornire i titoli…
Sui libri io e la mia amica siamo più autonome, sui film siamo in simbiosi, alcuni li abbiamo guardati così tanto che eravano in grado di recitarli, eppure dopo un po’ è impossibile rivederli perchè rimangono legati a certe situazioni.
Riguardo alla musica io non ho nessun orecchio musicale perciò se non è facile da ricordare mi crea un problema,così mentre la mia amica ha consumato diversi Cd, io ho fatto fuori solo Sting, ma c’è una canzone che ho sempre avuto nel cuore, credo che si intitoli “Everybody’s talking”, beh, quella la sento molto mia. Mi piacerebbe trovarla.
Da piccola, ma neanche tanto piccola, avevo una piccola Heidi, avete presente il cartoon giapponese?, ricopiata su stoffa da un poster e imbottita d’ovatta che usavo per dormire, era molto molto confortante. Ma forse pensando che fossi troppo grande i miei l’hanno fatta sparire. Unico oggetto che ancora rimpiango. Insieme ad un orso che aveva tre gambe, anche se, mi ci è voluto un po’ per capirlo, per inciso quasi venticinque anni, la terza era la coda.

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Cromoallergici o cromofobici?

Stando tutto il giorno a contatto con la gente ho notato che il conformismo va per la maggiore (che scoperta, direte voi!), al punto da aver del tutto abolito i colori.
Allora mi sono chiesta: la gente teme che indossando colori che esulino dai soliti beige, grigi, neri e blu si distinguerebbe troppo?
Oppure teme di venire giudicata poco seria?
I colori fanno sentire a disagio?
Certo ora si vedono in giro un sacco di gialli e rosa ma sono i colori di moda adesso, e pertanto si perdono in un mare di gialli e rosa, e così invertendo l’ordine dei fattori il risultato non cambia.
Ma è soprattutto la stagione invernale a lasciarmi perplessa,come mai, essendo una stagione triste, o se non altro grigia, tutti tendono ad omologarsi? Perchè d’inverno ci si veste solo di colori scuri, a prescindere dalle mode?
E’ solo una questione di conformismo?
Me lo chiedo anche perchè ho delle amiche che, moda o no, mai si metterebbero qualcosa che abbia colori vivaci, quasi che un colore vivace fosse in qualche modo sconveniente.
Invece il grigio, colore ritenuto da tutti classico e perciò ormai assurto a simbolo dell’anonimato impazza.
Si parla di cromoterapia, ma forse i colori ci fanno paura, forse dicono troppo di noi, forse ci fanno notare al di fuori dei parametri consentiti (ombelico scoperto okay, ma non vestitevi con l’arcobaleno), forse sono buoni solo per le bandiere…
Forse è solo una mia impressione.

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Insoliti ignoti ( due domande)

Mi piacerebbe sapere se tutti quelli che hanno aperto un blog l’hanno reso noto a parenti e amici o l’hanno tenuto per sè.
Perchè questo è uno di quei casi in cui l’anonimato è fantastico!
Io l’ho tenuto per me salvo un paio di fidatissime eccezioni, e le cose che scrivo, comunque, non sono cose che non ho mai detto nessuno.
Però scriverle è diverso, puoi lasciare fluire le parole fuori dalle dita, sulla tastiera, nel computer, sapendo che non stanno per perdersi nel vuoto, ma che anzi troveranno uno spazio, e forse verranno lette.
In certi casi l’anonimato è autonomia e libertà.

L’altra domanda è: ma quelli che inventano gli spot pubblicitari, in special modo quelli delle automobili, pensano che la gente sia tutta stupida?

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Uno sfogo

Sono diversi anni, ormai, che ho il mio da fare nel cercare di stanare una parte di me che si è rintanata da qualche parte, nel profondo.
In questi anni di lotta e continue sollecitazioni ho fatto emergere, con grande gioia anche se è stata un’emersione del tutto accidentale, la piccola freak, di cui ho precedentemente parlato, e so di essere riuscita anche a destare l’attenzione di quell’altra parte di me, quella che io immagino come la bambina perduta: non perchè si è smarrita ma perchè, come gli accoliti di Peter Pan, si è voluta perdere.
Ho destato la sua attenzione, ma non un vero interesse.
Questo significa che è come essere svegli per tre quarti.
Significa che se è già complicato tenere dietro alla vita quotidiana, lo è di più farlo con qualcosa di te che continua a sfuggirti, e che sai che continua a sfuggirti perchè non sei in grado di mostrarle qualcosa di abbastanza invitante da indurla a fare almeno capolino.
Lungi da me incolpare il mondo là fuori, brutto o bello che sia è quello in cui bisogna vivere.
E’ chiaro invece che io non sono capace di dare alle cose una giusta prospettiva, che non riesco a far capire alla bambina perduta che ciò che tanto tempo fa forse l’ha fatta sentire sovrastata, adesso si è ridimensionato e ha acquisito contorni reali e non abnormi.
Inoltre dover continuamente interloquire con se stessi è un lavoro che non prevede giorni liberi ne’ ferie.
E lottare senza che nessuno, o quasi nessuno, si renda conto degli sforzi che stai facendo può essere scoraggiante.
Alla fine mi sono accorta che non potevo farcela da sola, era un impegno che richiedeva troppe energie che rischiavo di disperdere senza una guida, così mi sono affidata ad uno speleologo dell’incoscio, o anche del conscio o quel che è, e ho cominciato ad orientarmi per le grotte e a cercare il sentiero giusto.
Anche questo, come quello del Natale, è uno sfogo che volevo mettere per iscritto e spedire nell’etere.
E voglio esprimere la mia più grande ammirazione a tutte le persone che per un motivo o per l’altro sul loro cammino incontrano grandi difficoltà o barriere e trovano la forza di superarle.
Hanno una fede che non so se troverò mai.

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Viaggi senza biglietto

Se sono costretta ad ingannare l’attesa in coda da qualche parte, sulla metropolitana o in autobus, o in qualsiasi altro luogo di pari amenità, e non sono alle prese con un libro, ogni tanto mi concedo dei piccoli viaggi in luoghi piacevoli sul serio.
E’ una pratica rilassante e permette di allenare l’immaginazione.
- Sono stata diverse volte a Disneyland;
- nelle profondità marine, dove mi capita di incrociare il Nautilus, qualche sirena, o Moby Dick che sta ancora tentando di digerire Achab, oltre, com’è logico all’incredibile e meravigliosa fauna marina (ma non sono salita sul Titanic per timore che lo spirito insulso e noioso del film avesse la meglio su di me);
- sono stata nel parco naturare dello Utah, o almeno credo che sia lì, senno chissà dove sono finita;
- in mezzo agli indiani d’America ho sparato ai soldati blu;
- ho viaggiato nello spazio;
- ho fatto colazione con Leonardo da Vinci, uno dei miei “viaggi” preferiti;
- ho pranzato con Albert Einstein, un altro dei miei preferiti;
- ho cenato con William Shakespeare e Jane Austen, un duo imperdibile;
- ho passato la notte con un noto cantante (anche il corpo vuole la sua parte);
- sono stata sdraiata su un’amaca in un prato intrattenuta dai saltimbanchi e con tanto zucchero filato;
- sono stata in mezzo agli animali come Tarzan, ma senza urlare;
- ho assistito ad una finale di baseball in mezzo a migliaia di persone e per miracolo ho capito tutte le regole;
- ho guardato Schulz mentre disegnava i Peanuts;
- ho assistito allo sbarco degli alieni e su una astronave ho visto sorgere la terra.
Potrei andare avanti ancora, ma non è il caso.
So solo che quando poi torno nel momento presente mi sento un po’ più allegra, e sono contenta del fatto che nonostante io possa dare l’impressione contraria, non sono affatto una sognatrice, ho solo una fervida immaginazione, che posso esercitare a comando.
Probabilmente l’unica cosa che ho in comune con Einstein!

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Butterfly + Freak


Da quando ho aperto il blog mi capita una cosa strana, non mi riesce più di far tacere la ragazzina che sono stata, ma soprattutto quella che non sono stata e che sono anni che mi tormenta con le sue ragioni e i suoi dubbi.
La piccoletta salta di qua e di là come una pazza, mi tira i capelli, cosa che poi io faccio agli altri, mentre mastica apre la bocca mostrandomene il contenuto, cosa che ogni tanto, ahimè, anch’io alla mia venerabile età mi trovo a fare e mi fa dire le cose più assurde.
Se la ragazzina che sono stata, la piccola butterfly, era ed è ragionevole, silenziosa, sempre preoccupata di non infastidire, e distratta, quella che non sono stata, la freak, è una peste: è dispettosa, rumorosa, sguaiata e agitata e non mi da tregua con le sue domande e le sue osservazioni, è impertinente e mi fa sentire come se stessi camminando su un cornicione e io non posso guardare giù perchè soffro di vertigini.
Magari, se avessi il coraggio di guardare, scoprirei che si tratta di un salto di pochi metri e che potrei farcela…
Ad ogni modo, nonostante mi complichi la vita più di quanto non faccia io da adulta, non ho nessuna voglia di liberarmene.
E’ carino avere qualcuno che ti tiene sveglio quando stai per addormentarti durante il tran tran quotidiano, ed è carina anche l’espressione che assumono le persone che mi circondano quando pensano che sono strana.
Ed è divertente constatare come i freaks si attirino tra di loro.
Come direbbe un mio amico: è una questione di kharma letale!

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Felici Natali futuri


Io odio il Natale.
So che siamo fuori stagione, ma questa è una cosa che ho sempre desiderato di dire, e ora voglio immetterla in rete!
Odio il Natale, con tutte quelle luci colorate, gli abeti decorati, la frenesia del cercare i regali, la pubblicità del panettone che comincia a ottobre, Babbo Natale e le renne e tutti quelli che hanno ridotto Gesù Bambino ad un semplice fattorino.
E odio il conto alla rovescia.
Quel magico conto alla rovescia che il più delle volte, non solo per i bambini, viene scandito dal calendario dell’avvento.
Quell’accidenti di conto alla rovescia che dal primo al ventiquattro dicembre rende me sempre più simile ad Ebezener Scrooge, al punto che al posto di Babbo Natale io mi aspetto la visita dei tre fantasmi.
Uno dei quali si è già impossessato del corpo di un mio collega e mi perseguita tutto l’anno apparendo all’improvviso e dicendo con voce da oltretomba “Uhhhhh attenta, sono il fantasma dei Natali futuri.”
In quel magico periodo ogni tanto mi sogno di essere il Grinch!
Odio il Natale perchè a causa del mio lavoro non posso più viverne l’atmosfera, e lo odio perchè non ci riesco più, nemmeno a prescindere dal mio lavoro.
Lo odio perchè non è mai magico come ce lo si aspetta.
Lo odio perchè Babbo Natale non esiste, e da piccola non me l’hanno neanche mai fatto credere.
E lo odio perchè lo hanno spogliato di ogni poesia, non nevica nemmeno più!
Lo odio perchè non sono più una ragazzina, perchè non aspetto più niente con quella trepidazione, e perchè se Babbo Natale esistesse, probabilmente sarebbe una drag queen.
Con tutto il rispetto per le drag queen.

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Curiosità

Visto che è domenica e sono qui a lambiccarmi, tanto vale che continui a lambiccarmi per iscritto. Alcune cose che mi piacerebbe sapere:
- la verità sui cerchi di grano;
- come fanno i prestigiatori a segare in due le donne;
- se qualcuno ha capito “Il giovane Holden”, a me è piaciuto tantissimo ma non potrei affermare di averlo capito per intero;
- come fanno gli aerei ad alzarsi in volo e a rimanerci;
- se c’è qualcosa dopo la morte;
- se il soprannaturale esiste (mio malgrado seppur affascinata da qualsiasi cosa sconfini nel magico sono terribilmente scettica);
- se ma riuscirò ad andare alle Hawaii;
- se mai riuscirò ad imparare qualcosa sulla vita, e a vivere….

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Rarità

E’ buffo notare come i cani, altrimenti noti come i migliori amici dell’uomo, nel momento in cui salgono su un qualunque mezzo pubblico, si trasformano in animali rari: la gente si comporta come se non avesse mai visto un cane in vita sua. Li additano come se fossero unicorni o gli sorridono come fossero bambini.
Immagino questo succeda perchè sono fuori dal loro contesto abituale, anche se ormai i cani e i gatti, così umanizzati da noi (il mio cane è convinto di essere un bambino), non ce l’hanno più un vero contesto abituale.
Mi piacerebbe sapere se tutti quei poveri animali esotici costretti in città si sentono come cani in metropolitana, o soltanto prigionieri.

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Ultime dalla cassa (da morto)

Siamo così terrorizzati dalla morte.
Come, giustamente, sottolinea un altro bloggista ( o blogger? davvero sono un disastro in queste cose), non è vivere di più che serve, è solo che l’idea ci consola!
Immagino sia così, anche se, per essere sincera, a me non consola affatto.
Io ho una nonna di novanta e passa anni in casa, e con tutto l’affetto che le porto, vedo che si trascina qua e là sulla sua sedia, sofferente e molto molto stanca, e penso che forse la morte giungerebbe come una liberazione.
Infatti spesso si augura di morire, e credo sia una cosa normale.
Normale perchè la morte fa parte della vita, anche se facciamo di tutto per rimuoverlo, e suppongo che i vecchi, o perlomeno i vecchissimi, ad un certo punto non ne abbiano più paura.
La morte è diventata tabù e nello stesso tempo oggetto di fascinazione, come se fosse una cosa che non ci riguarda, come se facesse solo parte dei film horror e una volta che hai spento la tivù, o sei uscito dal cinema, puf ecco che scompare.
E’ chiaro che uno non può passare tutta lo giornata a pensare alla morte, ma credo che sarebbe utile abituarsi all’idea che prima o poi toccherà anche a noi,tanto per riportare le cose ad una giusta prospettiva e non perdersi.
Per me, ricordarmi che prima o poi morirò, per esempio, è un ottimo antidoto contro la pubblicità e parecchi programmi televisivi. E una cosa che rimette al mondo e ti fa anche chiedere cosa c***o stai guardando, e magari ti evita di perdere tempo prezioso. Forse è un sistema un po’ radicale, un po’ freak, ma con me funziona.
Per concludere citerò il protagonista di Fight Club:”Dato un lasso di tempo abbastanza lungo, per tutti l’indice di sopravvivenza precipita a
zero.”
Lo faro scrivere sulla mia lapide.

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